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Secondo Billè, presidente di Confcommercio, le vendite al dettaglio nello scorso mese di gennaio sono scese dello 0,8% rispetto allo stesso mese del 2000, malgrado l’accelerazione della ripresa. I consumi quindi non decollano, ed anzi sono dichiarati in frenata. Eppure, l’Istat ha rilevato che le vendite al dettaglio a gennaio sono cresciute del 2%. Come si spiega questa paradosso? E’ probabile, innanzitutto, che Billè abbia depurato l’aumento delle vendite dal tasso di inflazione registrato a gennaio, fissato al 2,8%, arrivando così al negativo –0,8%. Inoltre, bisogna considerare che le vendite al dettaglio rappresentano un indice parziale, perché ci illustrano le vendite dei negozi tradizionali e della grande distribuzione, ma in realtà non parlano del totale dei consumi della famiglia, dai quali restano fuori, per esempio, i servizi, che non sono certo poca cosa. Ecco quindi spiegato il paradosso per cui le vendite al dettaglio sono in negativo, mentre i consumi delle famiglie sono aumentati in termini reali (ovvero già depurati dell’inflazione) dell’1,7%.
Il fenomeno si spiega insomma così: l’economia "tira" gli italiani spendono di più ma privilegiano i servizi meno tradizionali, come per esempio le telecomunicazioni. Una conclusione che si spiega con un dato: i servizi pesano ormai per il 70% sull’attività del Paese, e le famiglie, quando devono spendere, lo fanno più volentieri scegliendo i prodotti dell’economia ‘immateriale’, che, per l’appunto, non transita dai negozi…
