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Luci e ombre nel rapporto OCSE su Eurolandia: la disoccupazione ai livelli minimi dal 1990, ma resta debole la moneta. Il secondo anno dellUnione monetaria europea può vantare un bilancio “di successo”. Ma per lEuro il 2000 è stato un “annus miserabilis”. Lo dice lOcse che, nel suo primo rapporto su Eurolandia, sintetizza i chiaro-scuri della situazione economica dei Dodici Paesi. “La crescita è stata la più forte -si legge nel documento- e la disoccupazione si è portata ai livelli minimi dal 1990. Se linflazione è salita, è comunque rimasta su livelli inferiori a quelli di dieci anni fa con un tasso core sotto il 2%”. Ma, secondo lOcse, i primi due anni di bilancio dellUe hanno portato anche sorprese non gradite: “la persistente debolezza delleuro e il balzo dei prezzi del petrolio”. E anche se questi due fenomeni sono in parte rientrati a fine 2000, “il concomitante rallentamento dellattività oltreoceano getta un ombra sulle prospettive dellEuropa”.
“Il trend di svalutazione iniziato nel 1999 -dice il rapporto Ocse nel capitolo dedicato allEuro- è sorprendentemente proseguito fino a novembre 2000 con un deprezzamento pari al 21% rispetto al suo livello inaugurale e del 27% nel cambio vis-a-vis con il dollaro”. Se inizialmente questo deprezzamento è stato positivo per le esportazioni, spiega lOcse, “il continuo indebolimento ha portato a crescenti preoccupazioni nel corso del 2000.”
Leuro ha iniziato a mettere a rischio la stabilità dei prezzi e il protratto squilibrio a minacciato di rimandare la necessaria correzione agli squilibri delle partite correnti tra le tre principali aree”, vale a dire, Europa, Usa e Giappone. LOcse suggerisce a questo punto una politica dei governi mirata soprattutto allo sviluppo del potenziale di crescita dellarea appoggiata da drastiche riforme strutturali. “Gli sforzi in corso per le riforme -si legge- devono essere più comprensivi e accelerati, non solo per rafforzare lattività economica e la flessibilità ma per spingere il potenziale di crescita di Eurolandia”.
