La tutela del design: brevetti e strategia aziendale

Presso il Centro Ricerche Fantoni, sabato 9 giugno, si è tenuto l’incontro “La tutela del design: brevetti e strategia aziendale”. Ha introdotto i lavori Anna Lombardi, citando il recente caso di Napster come emblematico della questione di fondo da cui scaturisce l’interesse e l’attualità dell’argomento: proteggere o liberalizzare?


L’avvocato udinese Francesco Mansi ha brillantemente affrontato il tema sottolineando la mancanza di una definizione legale di “design” e l’asimmetria di normative che da una parte difendono il principio di sovranità dei Paesi, fondamentale nella legislazione sui brevetti, dall’altra la libera circolazione delle merci nell’Europa unita.


Il professor Giampiero Bosoni, curatore del recente volume uscito per Electa “1946-1965 Brevetti del design italiano”, ha sostenuto l’importanza storica della tutela del progetto in quanto testimonianza della “forma del tempo”. Ha affermato che tuttavia, in un processo di crescita, l’imitazione è un passaggio obbligato e, in qualità di storico, non ritiene determinante il contributo dei brevetti al successo del design italiano.


L’architetto Riccardo Sarfatti di Luceplan si è soffermato sulla capacità del design di creare stile e produrre utile. Ha sottolineato le carenze di un corpus legislativo che in materia di brevetti è debole e contraddittorio, appoggiando l’attuale tendenza che vede nel diritto d’autore una seria alternativa di difesa contro il pericolo della concorrenza sleale, per il design italiano rappresentato dalla Corea in particolare.


Il professor Roberto Grandinetti, esperto di marketing, ha esortato a spostare l’attenzione dal prodotto all’impresa e soprattutto alla rete alla quale l’azienda si riferisce. Ha sostenuto l’ipotesi di una forma di “imitazione intelligente” alla quale la visione elitaria del design deve cedere in favore di un concetto di qualità diffusa.


Un incontro stimolante che ha visto per la prima volta dialogare in maniera costruttiva e comprensibile l’Italia del design e l’Italia del diritto e che lascia nella certezza che solo uno sforzo comune consentirà al nostro Paese di mantenere quel vantaggio competitivo che ne ha fatto fino ad oggi un punto di riferimento mondiale.