Cerca un articolo nell'archivio >
“Aprire una nuova stagione di confronto in cui si strilli di meno e si discuta di più, possibilmente a microfoni spenti, non solo su welfare e articolo 18 ma anche su tutto l’assetto della nostra economia e sulle possibilità di farla uscire, nel più breve tempo possibile, dalla fase di stallo in cui oggi si trova”. Pensa positivo il Presidente di Confcommercio Sergio Billè, confortato dai segnali su una possibile riapertura del dialogo tra governo e parti sociali.
La posizione di Confcommercio, già esposta al Capo dello Stato, è chiara: occorre fare tutti i tentativi possibili per riaprire un dialogo che, per responsabilità di tutte le parti in causa, “è partito con il piede sbagliato ed è stato forse chiuso troppo bruscamente. Affrontiamo, dice Billè, anche “l’assetto della nostra economia, le sue possibilità di sviluppo a tempi brevi, la tempistica di realizzazione delle nuove infrastrutture, il problema del Mezzogiorno e soprattutto tempi e modi di realizzazione della riforma fiscale che, per ora, esiste solo allo stadio di p roposta ma non si sa quando e come poi potrà essere veramente realizzata”. D’altra parte, “le riforme sono qualcosa di superiore, sono un contratto con il Paese” e se la concertazione è davvero finita, allora che la si sostituisca “con altri strumenti che abbiano una loro corretta logica di percorso e di confronto”.
Questo nuovo approccio al dialogo, ha specificato il Presidente di Confcommercio, è imposto da una situazione economica “tutt’altro che allegra, con un Pil che nel 2002, a meno di imprevedibili inversioni di tendenza, non supererà l’1,2%, consumi in persistente frenata, Mezzogiorno ancora allo sbando, occupazione latitante se non per l’area dei servizi”.
Quanto al problema fiscale, Billè ha definito “sicuramente innovativa ed interessante” la proposta di legge delega del ministro Tremonti. Per ora, però, non si vedono frutti.
“La verità -secondo Billè- è che questa riforma fiscale che, nel programma elettorale, figurava al primo posto, ora è scesa quasi all’ultimo. Per motivi anche plausibili, sui quali però dovrebbe cominciare un confronto più aperto di quello che si è avuto fino ad ora”.
