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Secondo l’ultima rilevazione Econometro de Il Sole 24 Ore-Radiocor-Datamedia, che misura le attese sull’economia, a marzo l’indice di fiducia degli italiani è rimasto stabile poco sopra il 50%.
Per quanto riguarda le previsioni di spesa, dalla ricerca emerge che gli italiani desiderano risparmiare di meno (l’indice relativo è scivolato a marzo a 66 punti dai 73,5 di febbraio), mentre intendono investire (da 8,5 a 9 punti) e spendere (da 18 a 25 punti) di più. La spesa per beni relativi all’intrattenimento, ai divertimenti e ai ristoranti segnala quasi un raddoppio (da 3,6% della disponibilità a 6,9%) e dello stesso tenore è il trend che si registra per spesa alimentare (da 8,2 a 13,9).
All’aumento del desiderio di spendere si contrappone però qualche dubbio sulla regolarità delle entrate. L’indice nell’Income (continuita delle fonti di redditi) è infatti scivolato dai 54,5 punti di febbraio a 51 punti.
Movimento di segno lievemente negativo anche per la fiducia nell’euro dopo il balzo di gennaio e il consolidamento di febbraio.
Secondo il responsabile del Centro studi di Confcommercio, Carlo Mochi, i risultati dell’indagine evidenziano “una stazionarietà dellindice di fiducia dei cittadini nel sistema economico italiano, al di sotto di tre punti rispetto al livello raggiunto in gennaio e ancora lontano da quello di agosto 2001, cioè prima dei fatti dell’11 settembre, a testimonianza di una percezione del graduale deterioramento della situazione economica”.
La fiducia nell’euro, afferma Mochi, “pur restando elevata, segna un lieve arretramento, forse connessa alla definitiva cessazione del corso legale della lira e quindi a qualche residuo problema di familiarità con la nuova moneta nell’uso quotidiano. E la circolazione di una sola valuta nell’Unione europea sembra anche favorire una propensione all’acquisto di prodotti stranieri, a parità di prezzo, in quanto il confronto sulla qualità ne risulta fortemente facilitato, non essendo più influenzato dalla variabile del tasso di cambi”.
Mochi punta infine il dito sul forte peggioramento della fiducia nella continuità delle fonti di reddito “per il riaffiorare tra le famiglie dei timori sulla stabilità occupazionale, anche connessa all’attuale dibattito politico sulle riforme del mercato del lavoro. Ne discende il prevalere di orientamenti di breve periodo nelle decisioni di spesa degli italiani, che sembrano attribuire un’importanza decisamente minore al risparmio e preferire una maggiore destinazione del reddito disponibile verso le attività del tempo libero”.
