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L’Italia continua a rimanere una della nazioni europee dove è minore il ricorso da parte delle Pmi alle nuove tecnologie informatiche, mentre a livello continentale il commercio elettronico è sempre allo stato embrionale: è quanto si desume dai dati resi noti da Eurostat circa la situazione dell’e-commerce agli inizi del 2001.
Solo il 66% delle aziende di casa nostra, infatti, ha accesso alla rete (la media Ue è del 75% circa) ed appena il 9% possiede un proprio sito Internet (contro il 46% a livello europeo). In tutta l’Unione, inoltre, appena il 26% delle imprese ha fatto acquisti on-line, a fronte del 19% che è ricorso al web per vendere i propri prodotti. Gli stessi dati riferiti all’Italia dimostrano come a comprare via e-commerce sia il 10% delle aziende (la media Ue è del 26%), mentre la percentuale di imprese che vendono prodotti on-line è ferma ad un modesto 3% (peggior risultato nell’Unione, che registra invece una media del 19%).
Percentuali così basse si possono spiegare soprattutto con il sentimento di insicurezza delle imprese: la paura di pirati informatici e di virus accomuna in media il 70% circa delle aziende, afflitte anche dalla lentezza delle trasmissioni e dalla mancanza di personale qualificato.
La situazione italiana non sembra destinata a migliorare nel 2002, dal momento che agli inizi del 2001 appena il 2% delle imprese prevedeva di attivare servizi di vendita o acquisti in linea nell’anno in corso o in quello successivo. Anche in questo caso le previsioni italiane sono le più negative dEuropa.
Tra i principali ostacoli agli acquisti su Internet individuati dalle aziende spiccano l’incertezza in materia di contratti, consegne e garanzie e l’inadeguatezza dei prodotti alla vendita elettronica. I problemi che limitano le vendite sono invece legati ai costi di sviluppo e di gestione dei sistemi e alle incertezze relative ai pagamenti.
