Le forze del lavoro nero

Si calcola che nel triennio 2001-2003 il peso del lavoro sommerso sul Pil oscillera` intorno al 29-30%: il valore stimato è di quasi 299 milioni di Euro per il 2001, 306 milioni per il 2002 e circa 317 milioni per il 2003. Un quarto della ricchezza nazionale, dunque, è prodotta dai lavoratori in nero: circa 5,6 milioni di persone.

Questi i dati che emergono dalla ricerca ‘L’oro in nero’, presentata oggi dall`Eurispes, secondo cui il lavoro sommerso è un ambito in cui trovare riparo appena la congiuntura diventa preoccupante o le misure di politica fiscale più pressanti.

Il fenomeno dell’economia sommersa non riguarda solo l’Italia, ma tutti i 29 paesi dell`area Ocse, dove il lavoro nero è passato negli ultimi trenta anni da un livello di guardia inferiore al 10% ad una soglia superiore al 20% del Pil. I paesi maggiormente interessati sono il Belgio, la Danimarca, la Norvegia, la Spagna e la Svezia.

Economia sommersa significa soprattutto evasione fiscale: secondo i dati Eurispes nel solo 2000 è stata evasa una cifra pari a 15.795 milioni di Euro. L’andamento dell’economia sommersa, il cui ritmo di crescita è circa il doppio dell’economia ufficiale, sarebbe legato proprio al peso della fiscalità: il grado dell’imposizione fiscale, infatti, spingerebbe sia il lavoratore sia il datore di lavoro ad entrare nell’economia informale. Ad alimentare l’economia sommersa, secondo l`Eurispes, è anche la scarsa flessibilità del mercato del lavoro e la ridotta quantità di occupazione part-time o atipica. Se si contabilizzasse il lavoro in nero, i nostri tassi di attività sarebbero in linea con i valori medi europei, e si regolarizzerebbero i conti del welfare. La vera accelerazione per contrastare il sommerso -sottolineano dall`istituto di ricerca politica ed economica – può essere rappresentata solo da interventi di carattere strutturale.