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Dopo i due mesi iniziali dellanno decisamente caldi (+0,4/0,5% laumento congiunturale), a causa di una serie di fattori negativi concomitanti, in giugno linflazione italiana ha tenuto il passo nel suo percorso di rientro, senza mostrare particolari tensioni nel dato mensile, la cui moderazione è favorita dalla debolezza del petrolio, dalla ritrovata stabilità degli alimentari e dalla ripresa dellEuro, anche se rimangono alcune spinte nel settore dei servizi.
La crescita annua risente, inoltre, delleffetto statistico del confronto con un periodo ancora abbastanza vivace per i prezzi (+0,3% mensile), quale il giugno 2001. E molto vicino, quindi, il traguardo di progressiva discesa dellinflazione al 2% tendenziale annuo, tenuto conto della perdurante debolezza della domanda interna.
Lindice dei prezzi al consumo -secondo la stima provvisoria dellIstat, che rettifica leggermente al rialzo le prime rilevazioni delle grandi città- ha messo in evidenza una variazione mensile pari a +0,1% e a +2,2% rispetto a un anno prima, a fronte dello 0,2% e del 2,3% in maggio. Laumento annuo di giugno è, dunque, il più modesto a partire dal gennaio 2000, ma continua a risentire dello scalino del rialzo del primo bimestre, che si rifletterà nella dinamica tendenziale per buona parte del 2002.
Con il risultato di giugno si registra, pertanto, un ulteriore passo nel rientro della fiammata inflattiva che ha caratterizzato lavvio di questanno, arrivando in un periodo già tradizionalmente caldo per i prezzi, come del resto erano stati i mesi iniziali del 2001. Essi hanno risentito negativamente delleffetto Euro, dei rincari tariffari (trasporto locale), di una serie di aumenti nel settore dei servizi (assicurazioni, banche, sanità, alberghi e pubblici esercizi) e di altre componenti regolamentate (canoni, lotterie). In più, cè da tenere conto delle diffuse tensioni nel comparto degli alimentari freschi, a causa delle condizioni climatiche particolarmente sfavorevoli. Il dato di giugno, che fa rientrare i diffusi timori di inizio 2002, conferma quindi che non ci si è trovati di fronte a una nuova fase di accelerazione dei prezzi, bensì a unimpennata “una tantum”, di natura temporanea. Si è trattato, piuttosto, di un altro modesto gradino, dopo quello ben più rilevante della prima parte del 2001, che era stato causato dai rincari del petrolio e dalla crisi del mercato delle carni. Esso avrà, però, un certo effetto di trascinamento sui prossimi mesi, che non sarà riassorbibile in tempi relativamente brevi.
Ma è ormai inevitabile una revisione al rialzo, per qualche decimo di punto, delle previsioni dinflazione per lintero 2002, non più compatibili con lobiettivo programmatico aggiornato (2,0% nella media dellanno). Linflazione acquisita a tutto giugno ha, infatti, raggiunto il 2,2% e difficilmente i prezzi resteranno fermi nei prossimi mesi.
