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Il Censis ha presentato alcuni dati e riflessioni sulla nuova dimensione del lavoro dipendente, elaborati e messi a punto, nell’ambito dell’iniziativa estiva “Un mese di sociale”, da Giuseppe De Rita, segretario generale, Giuseppe Roma, direttore e Andrea Toma, responsabile di ricerca del Censis.
Svolgere un lavoro dipendente costituisce ormai un’esperienza lavorativa del tutto diversa rispetto al passato, e soprattutto diversa rispetto allo stereotipo che in genere ne viene diffuso. Essere un lavoratore dipendente, oggi, non significa più consegnarsi arresi alla monotonia della routine quotidiana, senza stimoli e con poche prospettive, bensì, sempre più spesso, significa svolgere attività coinvolgenti, motivanti e con buone prospettive di cambiamento e di mobilità. La forte tendenza a personalizzare il lavoro, dominato sempre più dalle competenze e attitudini individuali, in organizzazioni flessibili, sta ridisegnando, anche i confini e la mappa del lavoro dipendente. Negli ultimi anni sono intervenute molte trasformazioni che non consentono più di ricondurre l’area maggioritaria del mercato del lavoro ad un unico modello, garantito, gerarchico e permanente. L’arcipelago del lavoro alle dipendenze (ad esclusione di quello agricolo) può essere articolato in tre segmenti diversificati per caratteristiche e aspetti strutturali. Da un lato c’è il lavoro pubblico che pesa per il 27% ed è certamente quello più in continuità con l’idea tradizionale di tipo “impiegatizio”, al suo interno sono compresi in ordine di peso quantitativo la scuola, la sanità, le regioni e le autonomie locali, l’area della sicurezza/difesa/giustizia, i ministeri, le università e la ricerca. Sul versante opposto c’è l’insieme, più frammentato, di lavoro in imprese private manifatturiere, terziarie e commerciali di medio-piccole o micro dimensioni; questo complessivamente raggruppa il 46% dei dipendenti, a loro volta costituito da un 28% in aziende piccole e un 18% in unità produttive medio-piccole. La terza area dei dipendenti è costituita da lavoratori in unità medio grandi (con più di 100 addetti) per il 15% costituito da imprese industriali di medio grandi dimensioni che si occupano di energia (come ENI e ENEL), dal manifatturiero (dalla FIAT a Merloni) e dalle pochissime imprese di costruzioni (come Impregilo o Salini); un ulteriore 12% è rappresentato dal grande terziario come le grandi banche e le istituzioni finanziarie, le utilities (Alitalia, Ferrovie, servizi urbani…), la grande distribuzione commerciale e le telecomunicazioni.
Box 1= Ambiti di trasformazione nella modalità consolidata
Sede di lavoro = presenza assidua
Tempo di lavoro = contrattuale
Retribuzione = contrattata collettivamente
Contenuti del lavoro svolto = standardizzati
Carriera = per anzianità
Crescita professionale = fedeltà e subordinazione
Organizzazione interna = gerarchicamente imposta
Rapporti con l’esterno = demandati al vertice
Box 2 = Ambiti di trasformazione nelle modalità innovative
Sede di lavoro = lavoro a distanza
Tempo di lavoro = modulare
Retribuzione = contrattata individualmente
Contenuti del lavoro svolto = adattabili
Carriera = per competenze possedute
Crescita professionale = investimento in formazione
Organizzazione interna = team work
Rapporti con l’esterno = strutture ad hoc
