Risparmio, gli italiani puntano tutto sul mattone

Leconomia dellincertezza è alla base delle scelte di risparmio degli italiani. E’ ciò che emerge dal ventesimo Rapporto Bnl-Centro Einaudi su “Risparmio e Risparmiatori in Italia”. Dal 1982 ad oggi il portafoglio delle famiglie italiane non sembra cambiato più di tanto: un po di liquidità, poca Borsa e obbligazioni, qualche polizza vita ma soprattutto tante e tante case. Lo testimoniano con chiarezza anche i dati del Rapporto 2002 presentato ieri a Roma, nel quale emerge che la ricchezza dei risparmiatori italiani, alla data di luglio, era così suddivisa: 14% in liquidità; 19% in obbligazioni; 10,5% in azioni e 56,5% in immobili.


Per quanto riguarda il portafoglio finanziario, la quota destinata alla liquidità e ai titoli a breve e medio-lungo termine è passata dal 41% di fine 2000 al 45,2% di fine 2001, con una crescita di ben 10 punti percentuali nellarco degli ultimi due anni, mentre il portafoglio di rischio (fondi comuni, azioni e partecipazioni ) ha proseguito la sua inesorabile discesa, passando dal 36,5% al 30%. Da segnalare la lieve battuta d’arresto registrata dagli investimenti oltre confine, considerati più rischiosi rispetto a quelli domestici (al 9,2% rispetto al 9,5% di dodici mesi prima).
Per quanto riguarda il patrimonio immobiliare, la Banca dItalia aveva stimato a fine 98 un valore medio per famiglia pari a 218 milioni di lire, pari a circa 2.389 miliardi di euro. Tenendo conto di un aumento del prezzo medio delle abitazioni del 6% nel 1999, dell8% nel 2000 e dell11% nel 2001, si ottiene un valore totale del patrimonio immobiliare pari a circa 2.533 miliardi di euro a fine 1999, 2.736 a fine 2000 e 3.037 a fine 2001. Ne deriva una ricchezza patrimoniale complessiva (finanziaria e immobiliare) pari a circa 5.508 miliardi di euro a fine 2001, contro il valore di 5.336 a fine 2000.
Per quanto riguarda infine le motivazioni che inducono al risparmio, oggi le famiglie guardano soprattutto allacquisto di una casa, che ha ripreso quota dopo un decennio di tendenza negativa (in soli 2 anni la percentuale di coloro che ritengono lacquisto della casa limpiego primario del risparmio è cresciuta dal 20% al 30%); perde quota lintegrazione previdenziale (dal 13% dopo la riforma delle pensioni all8% di questanno); lassistenza medica alla vecchiaia ritorna ai livelli di due anni fa; mentre le spese per listruzione e gli aiuti ai figli restano bassi (7,7%) dopo il picco del 1995 (20%).