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Il sistema economico nazionale, colpito da una pesante crisi internazionale, da un ristagno dei consumi interni e da una progressiva sfiducia nel futuro, trova appoggio sul tessuto produttivo delle aziende medio-piccole: l’anno che si è concluso ha visto crescere queste aziende del 2,1% rispetto al 2001, per un saldo attivo di 97.559 nuove imprese.
I dati dell’Unione delle camere di commercio italiane (Unioncamere), precisano che questo incremento è dovuto al saldo tra le imprese iscritte ai registri (378.851 unità) e chi invece ha chiuso i propri cancelli (281.292 unità). “Alla fine di un anno tra i più difficili per la nostra economia, la vitalità del sistema imprenditoriale conferma che il richiamo del mercato è sempre una leva potente per indirizzare le sorti del paese -ha commentato il presidente di Unioncamere Carlo Sangalli-. Quasi 100mila imprese in più nell’ultimo anno stanno ad indicare fiducia nelle possibilità dell’economia di recuperare nuovo slancio nel medio periodo”. L’aumento del 2002 è tra i più alti nell’ultimo decennio: dal ’99 ad oggi infatti, l’Italia ha visto crescere il proprio comparto produttivo a un ritmo medio di 2,3% annuo, lasciandosi alle spalle gli indici negativi del ’93. Nel Mezzogiorno delle 97.559 nuove imprese nate, ben il 44,6% ha avviato i propri affari in queste regioni, con un’incidenza di 43.526 unità. Il Sud si conferma così la culla dell’imprenditoria italiana, mostrando sempre più una forte voglia di impresa e di capacità innovativa. A lunga distanza seguono, infatti, le regioni del Centro (23,2%), del Nord-Ovest (17,9%) e del Nord-Est (14,3%).
