Confcommercio chiede più valore per la contrattazione collettiva

Confcommercio considera “prematura” la proposta di legge n. 2023, che individua in via generale un percorso di attribuzione ai lavoratori del diritto di partecipazione alla gestione e ai risultati d’azienda. L’hanno sostenuto, in una recente audizione in Commissione Lavoro alla Camera, i rappresentanti di Confcommercio che invece valutano non negativamente “la previsione di attribuire alle parti il compito di individuare mediante accordi contrattuali le procedure ed il percorso per l’attribuzione dei suddetti diritti”.

“Tuttavia -sottolinea Alessandro Vecchietti, responsabile dell’area legislazione d’impresa della Confcommercio- appare prematura allo Stato ogni iniziativa di tal genere, soprattutto in considerazione del fatto che ancora non sono iniziate le consultazioni e gli incontri tra le parti sociali per il recepimento della direttiva sulla società europea”.
Alle preoccupazioni, quindi, in merito alla proposta n.2023, segue una certa perplessità per l’altra proposta: la n. 2778 che prevede la partecipazione agli utili dell’impresa, su richiesta dei lavoratori, nelle imprese artigiane ed agricole fino a 10 dipendenti.
“La riconduzione di tale fattispecie nello schema dell’associazione in partecipazione ci sembra un modo improprio di impostare il problema -commenta Vecchietti- aprendo potenzialmente la strada anche a forme elusive che non possono che tradursi in una gestione scorretta della concorrenza. Riteniamo che non sia questo il modo migliore per razionalizzare il mercato del lavoro italiano”.
In sostanza, per la Confederazione “l’unico percorso possibile per normare la materia è quello di prevedere una disciplina che attribuisca valore alla contrattazione collettiva, che nei singoli settori individui i modelli di informazione e partecipazione”.