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La maggior parte dei comuni italiani con meno di 10 mila abitanti rischia lestinzione: la popolazione residente ha un reddito medio inferiore del 26% alla media nazionale e soltanto l1,5% possiede la laurea; gli occupati nelle imprese private sono meno di un terzo della media nazionale e la struttura produttiva è polverizzata in piccole e piccolissime unità locali. Lallarme è stato lanciato in occasione del convegno sui “Profili professionali per il recupero e la valorizzazione dei centri storici minori”, organizzato dallAieGeOPAT (Associazione Italiana di Esperti in Gestione, Organizzazione e Pianificazione dellAmbiente e del Territorio), con il patrocinio – tra le altre istituzioni – del Cnel, della Presidenza del Consiglio e della Commissione Europea.
Unoccasione di confronto tra esperti, studiosi e istituzioni, per fare il punto sul problema del degrado dei centri storici minori, sulle cause del ritardo nellattuazione di iniziative di riqualificazione e sulle possibili linee di indirizzo per politiche e piani di governo in grado di garantire prospettive di sviluppo sostenibile anche ai piccoli insediamenti, depositari di ingenti patrimoni storico-architettonici ed espressione della cultura locale, ma spesso incapaci di attivare flussi di investimenti pubblici e privati. Più di 30 milioni di cittadini vivono negli oltre 23.000 centri storici italiani, che rappresentano il 38% del totale delle località del paese (tra centri e nuclei). La maggior parte dei centri storici è caratterizzata da insediamenti fondati tra il IX secolo e il 1380, seguiti da quelli risalenti allepoca romana e pre-romana. Circa tremila Comuni, infatti, sono nati sopra o nelle vicinanze di antichi insediamenti o di città medioevali, 5.868 hanno meno di 5.000 abitanti e solo 720 ne contano più di 15.000. L80% dei centri storici minori, collocati in Comuni con una ridotta estensione territoriale, è concentrato nelle regioni settentrionali e centrali, mentre nel Mezzogiorno la superficie comunale è mediamente maggiore e in genere in ogni Comune si trova un centro storico. Le abitazioni nei centri storici per il 60% non superano i 40 metri quadrati e solo il 15% supera gli 80. Quasi 12.000 zone, infine, sono a rischio idrogeologico. Se a ciò si aggiunge che, invece, di tendere al governo razionale delle “complessità” di questi piccoli insediamenti, è stata per lo più prediletta la logica della riproposizione di modelli di intervento analoghi a quelli approntati per le aree storiche delle grandi aree urbane, si comprendono alcuni dei motivi che hanno concorso allabbandono di molti centri storici minori, come spiega Francesco Citarella, presidente dellAieGeOPAT e docente dellUniversità degli Studi di Salerno dove coordina lOsservatorio per la Programmazione dello Sviluppo Sostenibile e lAssetto del Territorio (Opsat): “Soltanto mediante una pianificazione strategica, volta a considerare i piccoli insediamenti come nodi di un sistema allinterno del quale attribuire loro un ruolo ben preciso, è possibile trovare una soluzione che risponda alla duplice esigenza di tendere a unorganizzazione ottimale delle risorse e di favorire la rivitalizzazione degli aggregati emarginati dalle direttrici di sviluppo regionale. A tal fine è fondamentale seguire metodi di intervento innovativi e coordinati tra i diversi profili professionali mirati alla valorizzazione dei centri storici, in quanto le azioni di recupero non possono essere affrontate solo sotto laspetto tecnico-edilizio ma richiedono anche un approccio funzionale”.
