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Per poter identificare le diverse tipologie familiari ISTAT ha fatto una stima del numero medio di famiglie nel periodo 2000-2001 dalla quale risulta che nel nostro paese sono presenti circa 21 milioni e 800 mila famiglie, con una dimensione media di 2,6 componenti. Una “famiglia” è costituita dalle persone che vivono insieme e sono legate fra loro da vincoli di matrimonio, parentela, adozione, o affettivi. Un “nucleo” è l’insieme delle persone che formano una relazione di coppia o di tipo genitore-figlio. Una famiglia può essere formata da un nucleo, da un nucleo più altri membri aggregati, da più nuclei, o da persone sole.
Crescono i single: quasi un quarto delle famiglie (23,9%) è rappresentato da persone sole, per un totale di circa 5 milioni e 210 mila individui. Si tratta di un fenomeno in aumento; infatti, nel 1994-1995 i single erano il 21,1% delle famiglie. Tale aumento caratterizza differentemente uomini e donne nelle varie fasce d’età. Fino a 44 anni è una condizione più diffusa tra gli uomini (6,7% rispetto al 4,4% delle donne), tra 45-64 anni non si rilevano differenze (7,5% degli uomini e 7,7% delle donne) mentre per gli ultra64enni è netta la prevalenza femminile (37,7% rispetto al 13,9% degli uomini). Tali differenze sono dovute alla più elevata speranza di vita e alla più precoce età al matrimonio delle donne rispetto agli uomini.
Continuano gradualmente a diminuire invece le famiglie numerose, quelle cioè con 5 componenti e più, che sono passate dall’8,4% del 1994-1995 al 7,1% del 2000-2001 (poco più di 1 milione e 500 mila famiglie).
Si rilevano complessivamente 16 milioni 454 mila nuclei familiari, cioè coppie o genitori soli. Si tratta per lo più di coppie con figli che, nonostante il progressivo calo, continuano a rappresentare la tipologia familiare prevalente su tutto il territorio. Ad aumentare sono invece le coppie con un solo figlio (dal 43,4% del 1994-1995 al 45,8% del 2000-2001). Le coppie senza figli e i nuclei di un solo genitore con figli, invece, mantengono la loro stabilità nel tempo pur essendo tipologie meno diffuse.
Si osserva una leggera crescita delle nuove tipologie familiari: le libere unioni, o convivenze, rappresentano il 3,1% delle coppie (1,8% nel 1994-1995); le famiglie ricostituite, cioè formatesi dopo lo scioglimento di una precedente unione coniugale di almeno uno dei partner, sono il 4,3% (erano il 4,1% nel 1994-1995).
A livello territoriale le strutture familiari sono molto diverse. I single sono più numerosi nel Nord-ovest (26,1%), nel Centro (25,8%) e nelle aree metropolitane (32,9%). Le coppie con figli sono più presenti nel Sud (67,6%) e nelle Isole (65,9%). Forti differenze territoriali riguardano anche le famiglie numerose: dal 3,6% delle famiglie nel Nord-ovest si passa infatti al 13% di quelle nel Sud. Le coppie senza figli, non coniugate, monogenitori e le famiglie ricostituite sono maggiormente diffuse nel Nord-ovest, nel Nord-est e nel Centro.
I figli che rimangono a vivere con i genitori
Dal 1993 si è assistito ad un aumento della percentuale di figli tra 18 e 34 anni che rimangono nella famiglia di origine. Nel 2001 si mantiene comunque stabile rispetto all’anno precedente la quota di giovani celibi o nubili che vivono insieme ad almeno un genitore (60,2% nel 2000 e 60,1% nel 2001), pari a 7 milioni e 889 mila giovani tra i 18 e i 34 anni (il 67,9% dei ragazzi e il 52,1% delle ragazze). La prolungata permanenza dei giovani italiani con i genitori è strettamente legata al rinvio di tutte le fasi che caratterizzano il processo di transizione allo stato adulto (fine degli studi, ingresso nel mondo del lavoro, autonomia abitativa, nascita del primo figlio), fenomeno che differenzia l’Italia dagli altri paesi europei.
Tra i 25 e i 29 anni il 72,7% dei figli maschi vive con i genitori, contro il 51% delle femmine. È soprattutto tra i 30 e i 34 anni che aumenta la differenza tra uomini e donne: in questo caso la quota maschile che rimane in famiglia è doppia di quella femminile (36,5% contro il 18,1%). A rimanere a vivere con i genitori non sono solo gli studenti (95,3%) o coloro che sono in cerca di occupazione (81,2% dei maschi e 69,6% delle femmine) ma anche quelli che hanno già trovato un lavoro: tra i giovani che lavorano il 56% dei ragazzi ed il 44,3% delle ragazze continua infatti a vivere con i genitori.
La situazione economica delle famiglie italiane
Nel periodo 1993-2001 la percentuale di famiglie che ritengono peggiorata la loro situazione economica è molto diminuita passando dal 38% del 1993 al 20,3% del 2001; tale calo però è avvenuto in modo discontinuo, plausibilmente per motivi legati alla congiuntura economica. Un andamento analogo ha avuto la crescita della quota di famiglie che considerano invariata la propria situazione economica (55,2% nel 1993 e 68,2% nel 2001). Aumentano in modo costante, invece, le famiglie che valutano migliorata la loro situazione economica (dal 5,8% delle famiglie nel 1993 al 10,6% nel 2001). In aumento sono anche le famiglie che considerano ottime o adeguate le risorse economiche di cui dispongono: dal 60,1% del 1993 al 72% del 2001.
Rimane comunque abbastanza forte il divario territoriale nella valutazione della propria situazione economica. La percezione di un miglioramento è più diffusa al Nord (10,6% nel Nord-est e 10,8% nel Nord-ovest) e nel Sud (11%), meno nelle Isole (8,5%). La valutazione della disponibilità di risorse economiche da parte delle famiglie fa comunque emergere una riduzione dei forti divari territoriali dell’anno precedente: al buon grado di soddisfazione delle famiglie del Nord-est (76,8%) si accosta. un discreto livello di soddisfazione di quelle delle Isole (63,7%), mentre nel 2000 le distanze erano più marcate (rispettivamente 73,1% per il Nord-est e 57,5% nelle Isole).
I beni durevoli delle famiglie italiane
Alcuni elettrodomestici sono da anni ormai largamente diffusi nelle abitazioni delle famiglie italiane mentre è in rapida crescita la diffusione di apparecchiature informatiche e della telefonia mobile in genere. Nel 2001 sono ancora in aumento le famiglie che possiedono un cellulare, un abbonamento ad Internet, un modem, un personal computer. Tra il 2000 e il 2001 le famiglie con un abbonamento a Internet sono passate dal 15,4% al 25,6%, quelle con modem dal 16,6% al 25,1% e quelle con personal computer dal 25,6% al 34,9%. Il divario tra Centro-Nord e Mezzogiorno nel possesso di questo tipo di beni appare evidente anche se nell’ultimo anno la crescita della diffusione delle nuove tecnologie nell’Italia meridionale ed insulare risulta più sostenuta rispetto all’Italia centrale e settentrionale.
Le famiglie con telefono cellulare sono aumentate dal 64,8% del 2000 al 73,4% del 2001, con livelli di diffusione paragonabili a quelli del telefono fisso posseduto dall’84,7% delle famiglie. Sebbene il telefono fisso sia in diminuzione rispetto al 1993 (90%), l’aumento di quello mobile sta allargando, e parzialmente sostituendo, l’utenza telefonica complessiva. Infatti, nel 2001 le famiglie che possiedono solo il cellulare sono il 10% (erano l’1,8% nel 1997); di conseguenza l’utenza telefonica complessiva risulta pari al 95%. La quota di famiglie che possiede solo il cellulare è più rilevante nel Sud (14%) e nelle Isole (17%).
L’abitazione delle famiglie italiane
Il 71,3% delle famiglie italiane è proprietaria della casa in cui vive: il 75% delle famiglie che vivono nei piccoli comuni (fino a 10.000 abitanti) e poco meno del 61,6% di quelle che vivono nelle grandi città. Diminuisce la quota di famiglie che lamenta i disagi legati alle spese per l’abitazione: dal 56,5% nel 2000 al 53,8% del 2001. Tale problema rimane comunque quello più sentito dalle famiglie italiane, soprattutto nel Nord-est (58,5%) e nel Centro (58,2%). Il 42% delle famiglie, inoltre, non si fida di bere l’acqua del rubinetto (tale percentuale raggiunge quasi il 62% nelle Isole).
Problemi della zona in cui si vive
Il traffico (47,6%), le cattive condizioni del fondo stradale (43,2%), l’inquinamento dell’aria (39,9%), le difficoltà di parcheggio (41,6%) sono tra i problemi quotidiani più citati dalle famiglie italiane relativamente alla zona in cui abitano. Questi problemi sono molto più sentiti dagli abitanti dei comuni “centro” delle aree metropolitane: il 73,4% di questi si lamenta del traffico, il 51,7% delle cattive condizioni del fondo stradale, il 66,9% dell’inquinamento dell’aria, il 67,7% delle difficoltà di parcheggio. Le famiglie residenti nei comuni “periferia” delle aree metropolitane, invece, lamentano soprattutto la scarsa disponibilità di mezzi di trasporto pubblici (39,1%).
La criminalità ed il degrado sociale
Tra il 2000 e il 2001 aumentano le persone di 14 e più che giudicano stabile la criminalità (54,8% nel 2000 e 58,1% nel 2001), mentre diminuiscono quelle che la ritengono aumentata (15,2% nel 2000 contro l’11,7% del 2001). Tale miglioramento viene percepito nell’Italia centro-settentrionale, mentre nel Mezzogiorno la situazione è valutata sostanzialmente stabile.
Nel 2001 risulta in calo la visibilità di alcuni fenomeni di degrado sociale come lo spaccio ed il consumo di droga (8% nel 2000 e 6,4% nel 2001), la presenza di mendicanti o di persone senza fissa dimora (9,9% nel 2000 e 8% nel 2001), gli atti vandalici contro i beni pubblici (13,2% nel 2000 e 11,6% nel 2001) e la prostituzione (6,5% nel 2000 e 5,4% nel 2001).
