Gli internauti italiani

Gli internauti italiani sono ad oggi (aprile 2003) 14 milioni, il 32% della popolazione adulta. In tre anni sono cresciuti del 49%, dato che nel 2000 erano ancora 9,4 milioni.
Si tratta senz’altro di un dato molto incoraggiante in merito all’evoluzione culturale della popolazione italiana e in particolare della dimestichezza con la “cittadinanza digitale”, rispetto ad una Pubblica Amministrazione investita dalle innovazioni tecnologiche.


Il dato generale a livello nazionale si declina in maniera molto articolata a livello regionale, nella graduatoria ai primi sei posti ci sono: la Lombardia, al primo posto, con il 36,3% di internauti fra la popolazione sopra i 18 anni, il Triveneto (Veneto, Friuli V.G., Trentino A.A.) al secondo posto (36,2%), il Lazio al terzo (35%), la Campania al quarto (33,5%), Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria al quinto (32,4%), e la Toscana al sesto (31,9%), le altre si collocano sotto la media.
Si conferma, inoltre, una diffusione a piramide rovesciata da Nord a Sud: massima nelle aree settentrionali (34,8%) e minima in quelle meridionali (28,1%) con un differenziale di quasi 7 punti percentuali.
Il differenziale è più divaricato fra le generazioni: gli utenti di Internet fra i 18 e i 20 anni sono il 68,1%, mentre fra i ventenni (21-30 anni) si scende al 54,8%, nella classe d’età 36-40 gli internauti sono il 38,9%, fino agli utenti quarantenni fra i quali gli utenti sono poco al di sopra della media con il 37,5%.
A far da contrappeso alla crescita degli internauti sono i dati relativi all’uso di altre soluzioni tecnologiche disponibili, oltre tutto integrabili con un uso evoluto di Internet, anche nei riguardi della Pubblica Amministrazione digitalizzata. Prendiamo ad esempio le carte di credito, i bancomat e la domiciliazione sul conto corrente bancario delle utenze domestiche. In questo ambito gli italiani si dimostrano molto tradizionalisti e prudenti: il 46% non dispone di un bancomat, ben il 64% non dispone di una carta di credito, e il 59% preferisce pagare le utenze domestiche mettendosi in fila con il bollettino presso gli sportelli.
Il fatto di avere una buona dimestichezza con Internet comporta anche un uso più disinvolto di queste soluzioni tecnologiche infatti, l’utilizzo di carte di credito cresce fra gli utenti del web con un massimo del 66% per gli ultraquarantenni rispetto ad un valore medio del 50% che scende invece al 29% fra chi non naviga in rete.
Rispetto alle tecnologie, dunque, permane un atteggiamento ambivalente. Quando viene fugato il “sospetto del costo” (ovvero la possibilità di controllarlo direttamente) si accede rapidamente a mercati d’uso di massa: come, ad esempio, i cellulari, soprattutto dopo l’invenzione delle carte prepagate, e Internet, una volta che è stata chiara l’assimilazione del costo a quello di una telefonata (finché Internet sarà gratis). Quando, invece, restano margini di incertezza sulla determinazione individuale del costo del servizio telematico allora scattano freni prudenziali che rallentano molto la diffusione.
Questi sono alcuni dei risultati della ricerca del Censis “Cittadini digitali”, svolta in collaborazione con Forum Pubblica Amministrazione, che viene presentata da Giuseppe Roma, direttore generale del Censis, alla Fiera di Roma.
“Per migliorare la qualità della vita, per l’efficienza della Pubblica Amministrazione, per la competitività del Paese” – ha sottolineato Giuseppe Roma – gli italiani hanno capito che servono le tecnologie. Eppure per ottenere risultati effettivi bisogna rompere il loro muro diffidenza verso la “smaterializzazione” delle transazioni, prima fra tutte quelle che implicano il passaggio di denaro”.