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La responsabilità sociale delle imprese è una delle cinque priorità decise dal governo italiano per il semestre di presidenza europea. Ma qual è lidea di “impresa responsabile” nella percezione degli italiani? Nella maggioranza dei casi, pari al 36,2%, “è unimpresa che adotta sistemi produttivi che non nuocciono allambiente e alla salute dei dipendenti e dei consumatori”; per il 31,2%, invece, in una prospettiva più tradizionale, limpresa responsabile è quella che “crea occupazione, paga le tasse e rispetta le leggi”; per il 19,7% la responsabilità dellimpresa deve essere tutta rivolta verso i dipendenti e quindi “garantire condizioni di lavoro ottimali ai propri dipendenti, con attenzione alla tutela della salute, alla promozione di iniziative formative e di crescita professionale e allofferta di servizi”; infine, per il 12,5% deve essere tutta rivolta verso la società e dunque volta a promuovere iniziative in campo sociale di cui beneficia la collettività, con donazioni, favorendo il coinvolgimento dei dipendenti in forme di volontariato, organizzando iniziative culturali o di solidarietà.
Nel corso del 2002, sono state circa un quarto le aziende italiane che hanno sostenuto attivamente forme di volontariato: cedendo beni (25,7%) o favorendo il coinvolgimento del proprio personale in attività di questo tipo (16,4%); e inoltre, il 45,8% ha sponsorizzato manifestazioni culturali o sportive, mentre il 7,8% ha fatto campagne pubblicitarie o investimenti in comunicazione a fini sociali. Infine, circa il 22,4% delle imprese ha acquistato nel 2002 prodotti o servizi da soggetti che svolgono attività di interesse sociale, come cooperative o enti di portatori di handicap o ex carcerati e strutture che effettuano commercio equo-solidale. Il terreno su cui si è da prima iniziato a ragionare in termini di responsabilità sociale dell’impresa è stato quello della finanza: al maggio 2003, in Italia si contavano 24 fondi di investimento socialmente responsabili, per un patrimonio gestito nel 2002 di circa 1.709 milioni di Euro, vale a dire l’11% di quello europeo. Nella classifica del risparmio etico lItalia segue Regno Unito, Olanda e Svezia ma precede Francia, Germania e Spagna. Un dato significativo se si pensa che solo cinque mesi fa i fondi erano 18, e che fa ben sperare sulle attese di crescita anche per il mercato italiano, stando almeno alle performance registrate da quello europeo dove, tra il 1999 e il 2001, i fondi etici sono quasi raddoppiati (+78%), passando da 159 agli attuali 280. Questi sono alcuni dei risultati della ricerca “La produzione di capitale sociale” presentata al Censis, nel secondo appuntamento delliniziativa “Un mese di sociale”, al quale faranno seguito altri tre fino a metà luglio. La ricerca è presentata da Ester Dini, ricercatrice, Giuseppe Roma, direttore, e Giuseppe De Rita, segretario generale, del Censis.
