Edilizia: cresce il lavoro e si riduce il sommerso

I dati Istat sull’occupazione interpretati dal presidente dell’Ance Claudio De Albertis rivelano segnali decisi del processo di strutturazione in corso nel settore e del funzionamento delle politiche fiscali di lotta al sommerso, con in testa gli sgravi Irpef del 36% sul recupero delle abitazioni.
I numeri raccontano l’andamento positivo del lavoro nei cantieri edili, che ad aprile fanno registrare un ritmo di crescita di quasi 5 volte superiore alla media nazionale, dopo l’exploit del 2001 (+5,5% contro una media del 2,1) e la conferma dell’anno scorso (+2,4 contro una media dell`1,5).


C’è un nuovo record di occupati in edilizia, che ad aprile raggiungono quota 1.826.000, livello mai toccato, neppure negli anni del pre-Tangentopoli. Spiccano i salti in avanti di Nordovest (+10,4% su base annua) e Nordest (+9,7%), con il Sud che rallenta i ritmi di crescita (+2,7%) dopo la corsa degli anni scorsi.
Davvero interessante è la dinamica interna all’impennata dell’occupazione in edilizia, che rivela come il numero dei lavoratori dipendenti (ad aprile l’Istat ne ha contati 1.137.000) faccia segnare incrementi quasi triplicati (+8,8%) rispetto alla crescita limitata della manodopera indipendente (+3%, primo segno positivo a partire da luglio 2002). Questo segnale per i costruttori è sintomatico del processo di strutturazione delle imprese.
“I numeri confermano che quello delle costruzioni è un settore che non solo determina ricchezza e occupazione – sottolinea De Albertis – ma che si va strutturando sull’onda del ciclo positivo dell’edilizia di questi ultimi anni che ha spinto gli imprenditori, memori della crisi 1992-1997, a reinvestire in azienda i profitti maturati”. Un processo di crescita che, secondo De Albertis, comincia a dare i primi frutti anche sul fronte della capitalizzazione delle Pmi, spinte dalla necessità di affrontare un mercato fatto non solo di piccoli lavori, ma di programmi complessi di riqualificazione urbana o di progetti in project financing. Secondo l’Ance, il contributo maggiore alla vivacità del settore arriva dalla committenza privata che assorbe quasi l’80% delle risorse destinate alle costruzioni. “Basta pensare – dice De Albertis – che il risparmio privato tre anni fa era rivolto per il 60% all’investimento mobiliare e al 40% all’investimento immobiliare. Oggi le percentuali sono invertite”. A questo si aggiunge “la maggiore capacità di spesa delle amministrazioni pubbliche, sia pure a fronte di una diminuzione degli stanziamenti”. Concludendo, “esistono segnali importanti di emersione delle imprese dal sottobosco dell’economia informale – dice il presidente Ance – che riscontriamo dall’aumento degli occupati dipendenti e dall’impennata delle iscrizioni alle casse edili e che derivano soprattutto dagli effetti positivi degli sgravi fiscali sulla ristrutturazione delle abitazioni. Misura che, per questo motivo e per la spinta positiva sui consumi, va portata a regime ed estesa agli interventi strutturali sugli immobili”.