Dalle Pmi il 90% dell’occupazione

Secondo il “Rapporto Pmi” curato da Unioncamere e Istituto Tagliacarne le piccole e medie imprese italiane hanno creato, negli ultimi cinque anni, il 90% della nuova occupazione, pari a 1.260.000 posti di lavoro

E per il 2003 copriranno il 96% dell’occupazione dipendente nelle aziende italiane, con 254.000 assunzioni. Secondo l’indagine, il 95% delle imprese italiane ha meno di 10 dipendenti (una media più alta di quella europea ferma all’89,1%) mentre il 4,5% ne ha tra i 10 e i 50. La competitività di queste imprese passa sempre più attraverso la partecipazione a gruppi societari e consorzi. Sono 122.000, infatti, le aziende che aderiscono a 42.000 aggregazioni societarie. “La competizione sui mercati mondiali -ha commentato il presidente di Unioncamere Carlo Sangalli- insegna ogni giorno che è fondamentale unire la flessibilità dell’essere piccoli con la capacità di muoversi in alleanza. Le parole chiave dellimpegno camerale per i prossimi anni sono più formazione, più ricerca, più innovazione”. Nel 2002 le imprese in gruppo hanno realizzato un aumento di fatturato maggiore di quelle isolate (44,7% contro 37,2%). Migliori performance anche per l’occupazione (38,4% contro 25,1%) e per l’export (50,5% contro 32,3%). Anche le aziende che fanno parte di consorzi hanno ottenuto risultati positivi in termini di fatturato (46,8%) e occupazione (36%). Cresce anche la propensione all’innovazione: l’85,6% delle imprese in gruppo e l’84,8% di quelle in consorzi è collegata ad Internet, contro il 65% delle imprese isolate. Il 60% delle imprese manifatturiere nel 2002 era legato ad accordi di cooperazione, subfornitura e appartenenza a distretti. In particolare, la subfornitura interessa il 53,2% delle imprese in gruppo e il 63% di quelle autonome. Nei distretti la percentuale sale al 64,3%. Nel biennio 2001-2002 sui 25 distretti produttivi monitorati, l’andamento migliore ha caratterizzato quelli agroalimentari del Sud. In difficoltà i distretti del made in Italy (tessile, abbigliamento, calzaturiero) che hanno risentito della crisi dell’export internazionale.