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Quasi l80% della popolazione italiana, negli ultimi 10 anni, non ha mai cambiato residenza rispetto al luogo in cui è nato. Questo attaccamento alle proprie radici si riflette anche sui distretti industriali: per molti imprenditori la propria terra è una vera tana del lupo, nonostante in molti casi i siti produttivi siano allestero. È quanto emerge dallultimo rapporto Censis, dal titolo ‘La coesione urbana e territoriale’.
Gli italiani sono fortemente restii ad abbandonare la propria terra. Solo il 20% della popolazione nellultimo decennio ha cambiato residenza, e fra questi il 39,2% ha deciso di cambiare anche comune. Ne deriva che in dieci anni solo il 7,8% della popolazione italiana con più di 15 anni di età si è spostata da un comune allaltro. Tale fenomeno di radicamento è ancora più evidente nelle grandi città, laddove la quota di persone che non ha mai cambiato città sale fino all88% e in alcune città emerge che lidentità locale è talmente forte da eguagliare e superare, soprattutto per la popolazione meno giovane, lidentità nazionale. È il caso di Bologna: il 41,5% degli intervistati è convinto che sia la città dove si vive meglio, a fronte di un 36,5% che sostiene che non potrebbe vivere altrove. Nelle grandi città i processi di identificazione con la municipalità di appartenenza sono più labili anche se qualcosa sta cambiando.
Lattaccamento al proprio territorio si manifesta anche nelle aziende e nei distretti industriali. Lidentificazione localistica ha come basi fondamentali due pilastri della vita civile e del vissuto quotidiano degli italiani: la piccola e media impresa familiare e la proprietà della casa. Nel caso delle imprese, anche se il processo di delocalizzazione allestero di alcune fasi produttive sta progressivamente prendendo piede, gli imprenditori preferiscono ‘casa loro’, quella casa dove sono nati e dove risiede la loro famiglia. Nel 2002 il 55,1% del fatturato dei distretti industriali esaminati dal Censis è derivato da vendite allestero e tale quota è cresciuta costantemente nel corso degli ultimi anni. Parallelamente, la spinta al decentramento produttivo e lallargamento dei mercati verso lEuropa centro-orientale e verso il Mediterraneo, dopo una fase di prima accentuazione (anni 1997-1999) -precisa il Censis- pur mantenendosi sostenuta, sembra essersi stabilizzata negli ultimi anni. A minacciare lelevato livello di coesione che ha portato alla nascita dei localismi in Italia stanno però ora intervenendo diversi fattori: lintensificazione della concorrenza a livello internazionale, lintroduzione delle nuove tecnologie ed il persistere di problemi ormai decennali come il deficit dellofferta formativa, lirreperibilità di alcune figure professionali, la difficoltà di gestione dei flussi migratori e le carenze infrastrutturali. Lattaccamento al territorio è legato anche alla caratteristica associativa. Anche se le imprese criticano lattività delle forme associative, continuano ad attribuire un ruolo di pivot della crescita e di catalizzatore dei processi di aggregazione nel contesto locale. Nel 73,5% dei distretti industriali le Associazioni di categoria sono riconosciute come soggetti attivi nei processi di sviluppo locale, così come il 40% riconosce il medesimo ruolo alla Camera di Commercio, il 34,7% alla Regione, il 32,7% alla Provincia ed il 28,6% allUniversità o centri di ricerca.
