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Nel mese di giugno 2003 è proseguito il calo delle vendite di prodotti italiani sui mercati dellUnione Europea. Le cessioni si sono, infatti, contratte del 4,2% rispetto allo stesso mese del 2002, mentre gli acquisti sono risultati in crescita del 2,2%, determinando un ulteriore incremento del deficit commerciale con larea che è stato pari a 1.208 milioni di euro rispetto ai 473 milioni del giugno 2002.
Leggendo i dati del primo semestre 2003, il calo delle esportazioni verso i Paesi Ue è stato pari al 2,7% rispetto allo stesso periodo del 2002. La flessione delle vendite ha interessato la quasi totalità dei paesi partner. Da segnalare il perdurante calo delle esportazioni, dovuto alla fase recessiva, verso la Francia (-2,9%), la Germania (-2,5%) e il Regno Unito (-2,7%) nel primo semestre 2003 comparato con il primo semestre 2002. Nel panorama negativo fanno eccezione la Spagna (+7,5%), la Svezia (+2,5%) e lAustria (+1,3%). Nel primo semestre le esportazioni complessive dellItalia verso il mondo hanno fatto registrare una riduzione del 2,8% rispetto allo stesso periodo del 2002; contemporaneamente il valore delle importazioni è aumentato del 2,3%, anche per effetto del rincaro dei prodotti energetici favorito dagli eventi bellici. Di conseguenza, il saldo commerciale complessivo dellItalia nel primo semestre 2003 è peggiorato di 6,5 miliardi di euro passando da un attivo di 2,2 miliardi di euro del primo semestre 2002 ad un passivo di 4,3 miliardi di euro dello stesso periodo del 2003.
Nella prima metà dellanno, la maggior parte dei settori ha mostrato variazioni negative delle esportazioni, sia in valore che in quantità. Fanno eccezione i prodotti agroalimentari, la metalmeccanica, i prodotti in plastica e i prodotti petroliferi raffinati; a giugno, segnali positivi appaiono solo per i mezzi di trasporto nei mercati extra UE e, per i prodotti in carta, in quelli dellUnione Europea. Nei primi cinque mesi dellanno le quantità esportate sono diminuite del 2,1%, anche in conseguenza della persistente debolezza della domanda internazionale e della perdita di competitività di prezzo dovuta allapprezzamento delleuro.
