Economia ed occupazione a traino delle pmi

Nelle regioni italiane sono le piccole e medie imprese a dare il maggior contributo allo sviluppo dell’economia e dell’occupazione. Ne è convinto più di un italiano su due, ma ciò non basta ad uscire dalla crisi che si protrarrà anche nel 2004. Quanto al Governo, si dovrebbe preoccupare soprattutto di dare sostegno all’occupazione, mentre dall’anno del suo insediamento non ha effettuato alcuna riduzione fiscale. Un comportamento, quest’ultimo, ingiustificabile, così come non condivisibile è la riforma delle pensioni, la cui approvazione è nota all’86,5% della popolazione ed i cui contenuti sono conosciuti dal 67,1% degli italiani. Sono i principali risultati della ricerca Confcommercio-Datamedia “L’Italia a carte scoperte”, effettuata tra il 7 e l’8 ottobre presso un campione di mille italiani per ciascuna regione rappresentativi della popolazione maggiorenne.

Il 55,7% degli Italiani ritiene che siano le imprese private a dare il contributo più sostanzioso allo sviluppo dell’economia e dell’occupazione a livello regionale. In particolare, sono le imprese medie e piccole (54,4% contro il 19,6% di quelle grandi): a sostenerlo sono soprattutto gli abitanti del Friuli Venezia Giulia (65%), della Sardegna (64,9%) e del Veneto (63%). Nonostante il ruolo propulsivo delle aziende, però, nel 2004 l’economia italiana non riuscirà a venire fuori dalla crisi. Ne è convinto il 61% del campione contro il 28,6% che costituisce il “partito” degli ottimisti. I più scettici abitano in Friuli Venezia Giulia (70,1%), i più ottimisti in Lombardia (38,6%).
Sempre nel corso dell’anno venturo, obiettivo del governo dovrebbe essere in particolare quello di dare sostegno all’occupazione (lo sostiene il 44,8% degli intervistati, percentuale che in Puglia, ad esempio, sale al 72,3%), mentre il 23,3% chiede un miglioramento generale dei servizi offerti al cittadino ed il 19,2% una riduzione delle tasse a livello nazionale. A questo proposito, il 53,3% degli Italiani (in particolare il 68% dei molisani) ritiene che dal 2001 ad oggi il governo non ha effettuato una riduzione effettiva della pressione fiscale su cittadini ed imprese. Per il 15% la riduzione c’è invece stata, mentre l’11,2% l’ha percepita a favore delle sole imprese commerciali ed il 5,3% a beneficio dei cittadini. Quanto alle motivazioni addotte per spiegare la mancata attuazione del “taglio”, il 60,1% (il 70,9% in Sicilia) le giudica non condivisibili contro il 21,5% che le ritiene soddisfacenti. Per quanto riguarda, infine, la riforma previdenziale, più di un italiano su due (il 52,5%) la “boccia”. I più contrari si trovano in Puglia (67,3%) e Basilicata (64,9%). Per il 33,3% del campione, invece, è una riforma giusta: lo dicono in particolare il 41% degli abitanti in Valle d’Aosta e il 40,8% dei marchigiani.