Dal credito al consumo una spinta per l’economia

Nel 2002 il credito al consumo nel nostro Paese è stato pari a circa 23 miliardi di euro, ovvero il 3,07% dei consumi totali delle famiglie, un dato in crescita rispetto sia al 2001 (22.224 miliardi di euro) che al 2000 (1.855).

I principali beni finanziati (auto e moto, per oltre il 55% del totale; elettrodomestici ed elettronica; arredo) hanno trainato consumi per oltre 64 miliardi di euro, incidendo per oltre l’8% sul totale dei consumi nazionali. Sono alcune delle indicazioni statistiche contenute nello studio di Nomisma “L’impatto economico del credito al consumo in Italia”, presentato a Roma nel corso del convegno “Il credito al consumo per il rilancio dell’economia, vincoli e nuove opportunità”.
Ciò nonostante, il tasso di incidenza del credito al consumo in Italia resta ben lontano da quello che si registra nei principali Paesi industrializzati: in Francia è infatti pari all’8%, in Germania all’11% e negli Stati Uniti addirittura al 16,1%. Un ritardo che, secondo lo studio di Nomisma, si lega alla più recente introduzione dello strumento in Italia rispetto agli altri Paesi, ma che trova motivazioni anche in aspetti strutturali del sistema commerciale e distributivo, nonché in aspetti definiti “culturali”, propri del consumatore italiano.
Siamo di fronte, comunque, ad uno strumento dalla straordinaria potenzialità, che deve essere sfruttato per la crescita dell’economia del nostro Paese, nonché ad una ottima leva di intervento per eventuali politiche di sostegno della domanda. Già oggi, d’altra parte, il credito al consumo può vantare un buon contributo (nell’ordine dello 0,3%) dato alla crescita del Pil. E se venissero adottate politiche di incentivazione, l’impatto sul prodotto interno lordo sarebbe positivo per un 2,02%. Su queste politiche, però, pende il rischio della “privacy”. I risultati, infatti, sarebbero diametralmente diversi se fosse impedito alle società erogatrici l’accesso al comportamento dei clienti.