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Tra il 1996 e il 2001 i fondi trasferiti ai Comuni da stato Regioni e Unione Europea, “nonostante il giro di vite imposto negli ultimi anni dalla legislazione nazionale”, sono aumentati del 36,5%, in particolare verso le regioni che hanno subito gravi calamità naturali, come il terremoto in Umbria nel 1997 o l’alluvione di Sarno in Campania nel 1998, o hanno ospitato eventi di rilievo, per esempio il Giubileo del 2000 a Roma.
In base ai calcoli dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, nel 2001, la Campania ha beneficiato più delle altre in termini assoluti, con trasferimenti per 1.721 milioni di euro; subito dopo viene la Sicilia con 1.678 milioni di euro e al terzo il Lazio con 1.671,6 milioni di euro. Chiude il Molise con appena 26,4 milioni di euro.
Analizzando la crescita percentuale dei trasferimenti nei cinque anni presi in considerazione, primeggia ancora una volta la Campania (+ 130,4%) seguita dal Molise (+73,4%), mentre al terzo posto si piazza l’Umbria (+ 68,4%). In coda la Lombardia con un incremento pari al 9,9%. Questi dati includono non solo i trasferimenti da parte dello Stato ma anche quelli delle Regioni e dell’Unione Europea. In termini molto generali possiamo dire che fatto 100 il totale, la quota a carico dello Stato è pari al 90%, un altro 8% proviene dalle Regioni e solo il 2% dall’Unione Europea.
Dal 2001 l’impianto base dei trasferimenti ai Comuni, determinato con i criteri normativi tradizionali (regola del trasferimento storico), è stato integrato con il fondo per il Federalismo Amministrativo e con quote aggiuntive, per compensare le perdite di gettito tributario. Tali perdite sono derivanti dall’eliminazione di nuove leve fiscali (compartecipazione Irap) e da altre modifiche legislative (declassamento fabbricati di categoria catastale D per l’Ici).
