Italiani, povertà e lavoro nero

Ecco l’Italia che emerge nel Rapporto Italia 2004 dellEurispes presentato dal presidente Gian Maria Fara.
La società italiana risulta oggi spaccata in tre terzi: uno di supergarantiti, uno di poveri e un terzo a rischio di povertà. Lattuale congiuntura penalizza soprattutto la categoria degli impiegati, in particolare nel biennio 2001-2003 la perdita del potere dacquisto è stata pari al 19,7% per gli impiegati, al 16% per gli operai, al 15,4% per i dirigenti e al 13,3% per i quadri.


Secondo lEurispes oltre alle 2.500.000 famiglie povere censite (pari a circa 8 milioni di soggetti) si aggiunge un altro 10% di famiglie italiane a rischio povertà, ovvero altri 2.400.000 nuclei familiari. L’Italia appare fortemente sfiduciata verso le prospettive di sviluppo economico. Nel 2003 il 32,5% degli intervistati avvertiva un lieve peggioramento delleconomia: nel 2004 il 48,2% parla di netto peggioramento. Ancora più allarmante è il calo della capacità di risparmio: solo il 5,5% degli intervistati prevede di risparmiare qualcosa nel 2004 (contro il 6,5% del 2003) e il 33,7%, pur nutrendo la stessa intenzione non è sicuro di riuscirci. Il 56,4% afferma di non essere in grado di risparmiare.
LItalia si trova al 41esimo posto nella gerarchia della competitività mondiale del 2003. “Occorre puntare sul sistema Paese e sul prodotto made in Italy -suggerisce il presidente dellEurispes-. Certo, la Cina è vicina e noi siamo ormai un mercato, soprattutto per certi prodotti a basso costo. Ma è anche vero che lapertura di quel paese alleconomia di mercato offre alle nostre aziende una storica opportunità di crescita. Le nostre risorse sono rappresentate dal territorio, dallarte, dalla cultura.
Sono 5.650.000 i lavoratori in nero nel nostro Paese. Ai 3 milioni e mezzo di occupati sommersi rilevati dallIstat, infatti, andrebbero aggiunti tutti gli altri che nascondono di avere un qualche tipo di attività lavorativa. Si calcolano almeno 1.200.000 persone che esercitano attività in nero aggiuntive rispetto ad altre svolte in un contesto regolare. Al calcolo ufficiale sfugge anche chi, pur disponendo già di un reddito, per esempio i pensionati, esercita attività in nero, anche a tempo pieno. Questa categoria ammonterebbe, secondo lEurispes, a circa mezzo milione di persone. Ma anche un lavoro autonomo in parte o interamente non denunciato è sommerso. Questultimo riguarderebbe altri 450 mila lavoratori.