Il Sistema turistico italiano (STI) è assediato dalla concorrenza globale

Il “Sistema turistico Italia” può contare su una straordinaria concentrazione di valori artistici, storici e paesaggistici, che contraddistingue il nostro Paese nel mondo conferendo al turismo nostrano un marchio di fabbrica nazionale.

A una tale abbondanza di risorse (5.000 km di costa balneabile, 68.000 kmq di superficie forestale, 146 riserve naturali, 2.100 siti e monumenti archeologici, 20.000 rocche e castelli, 40.000 dimore storiche, 128 parchi tematici, 185 località termali, solo per citare alcuni dati) corrisponde unorganizzazione dellofferta ricettiva di consistenza rilevante e una imprenditorialità dellaccoglienza senza dubbio vitale (33.411 alberghi, 2.374 campeggi e villaggi turistici, 11.525 aziende agrituristiche, 10.583 agenzie di viaggio, 95.000 posti barca in porti, 77.807 ristoranti, trattorie, pizzerie, 390 azienda termali).
Grazie a un simile equipaggiamento, la “marca Italia” ha tenuto bene nel corso del tempo, mantenendo negli ultimi tre decenni la quarta posizione nel mondo per numero di turisti stranieri attratti nei confini nazionali.
Tuttavia, se la leadership mondiale nellattrazione di turisti stranieri è costantemente appannaggio di Francia, Spagna e Stati Uniti (che nel lungo periodo hanno saldamente mantenuto i primi tre posti nel ranking mondiale), si sono considerevolmente accorciate le distanze tra il nostro Paese e i Paesi concorrenti che, soprattutto negli anni 90, hanno guadagnato posizioni di mercato a marce forzate, minacciando di erodere appetibilità, competitività e primati dellItalia.
È il caso di Paesi chiusi al turismo straniero, come Cina e Russia, fino agli anni 80. In particolare la Cina è salita in graduatoria dalla quindicesima posizione del 1980 (con 3,5 milioni di entrate turistiche) alla quinta (con 33 milioni di entrate) del 2001, collocandosi proprio sotto lItalia in graduatoria al quarto posto con appena 6 milioni di entrate in più rispetto alla concorrenza cinese.
Poi la Russia, passata dalla ventinovesima (3 milioni di entrate turistiche) alla settima posizione (con 21 milioni) nel giro di una decina di anni (dal 90 al 01).
Si è inoltre allargato il gap del quartetto di testa. LItalia ha incrementato, negli ultimi venti anni, la presenza di stranieri alla media del 3,8% annuo, contro il 7,2% della Francia, il 6% della Spagna e il 5,1% degli Usa (ma bisogna tener conto degli effetti nel 2001 dell11 settembre).
Questi sono alcuni dei dati presentati dal Direttore generale del Censis Giuseppe Roma alla Conferenza nazionale sul turismo delle Province Italiane.
“Molti segnali suggeriscono lipotesi che si stia affermando un modello italiano nellincerto scenario della globalizzazione” ha dichiarato Giuseppe Roma, a margine della Conferenza “un modello che può sfruttare il capitale di base di cui lItalia abbondantemente dispone, fatto di buon clima, di paesaggio, di valori ambientali, di patrimonio artistico e monumentale, di cultura, finanche di varietà enogastronomiche. I nodi da sciogliere riguardano, semmai, lorganizzazione dellofferta, coinvolgendo tanto le strategie degli operatori quanto il ruolo delle istituzioni, a cominciare dalla valutazione degli effetti dellapplicazione della recente legge quadro di riforma del turismo.”