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Nel presentare il rapporto Ice 2003-2004 “LItalia nelleconomia internazionale”, il presidente dellIstituto nazionale per il Commercio Estero, Beniamino Quintieri, ha affermato: “Il ritmo di crescita delleconomia mondiale si è fatto più intenso e la crisi del 2001 appare ormai superata.
La produzione è aumentata lanno scorso del 2,7% e dovrebbe raggiungere un tasso di sviluppo vicino al 4% nel 2004. Il commercio internazionale di beni e servizi, che nel 2001 era stato colpito in modo particolarmente forte dal rallentamento simultaneo delle principali economie e dalla crisi nel settore dellinformatica e delle telecomunicazioni, ha accelerato progressivamente il suo passo, aumentando in termini reali del 4,5% nel 2003 e del 7% nellanno in corso. Il rapporto tra i tassi di crescita del commercio e della produzione, che misura approssimativamente la velocità a cui procede lintegrazione economica internazionale, è risalito rispetto al 2001, ma resta ancora a un livello più basso della media degli anni novanta e soprattutto della precedente fase di ripresa, nel 1994-95.
LAsia sud-orientale è il propulsore principale della ripresa in corso: il suo peso sulle importazioni mondiali era circa il 22% nel 2001 (Giappone incluso), ma il suo contributo alla loro crescita reale è stato superiore al 50% negli ultimi due anni. Alla Cina e allIndia si può attribuire quasi la metà di questo contributo e una quota rilevante è stata generata anche dalle cosiddette NIEs (economie di recente industrializzazione: Corea del Sud, Hong Kong, Singapore e Taiwan) e dallAustralia.
Passando al nostro Paese, laspetto più critico della situazione economica italiana è comunque landamento negativo delle esportazioni di beni e servizi, che si è accentuato nel 2003 (-3,9% a prezzi costanti), malgrado la ripresa del commercio mondiale. La perdita di quota in termini reali si è manifestata non soltanto nel confronto con i paesi emergenti, ma anche rispetto allarea delleuro, e in particolare alla Germania e alla Spagna, prolungando una tendenza declinante in corso dal 1996. Daltra parte, calcolata a prezzi correnti, la quota di mercato mondiale delle esportazioni italiane di merci, che già nel 2001 aveva fatto segnare un lieve recupero, si è successivamente assestata sul 3,9%, mostrando complessivamente una tenuta migliore di quella a prezzi costanti. Valutate a prezzi correnti, le quote di mercato delle esportazioni italiane hanno avuto andamenti differenziati nelle varie aree: generalmente cedenti nei mercati più lontani dellAmerica e dellAsia, stabili nellUnione Europea, in aumento nellEuropa centro-orientale e nel Mediterraneo. Le previsioni di consenso per lanno in corso sono orientate verso una moderata accelerazione di tutte le principali variabili. Le esportazioni di beni e servizi dovrebbero crescere dell1,8% in termini reali, trainate in qualche misura dalla ripresa del commercio mondiale.
Le imprese esportatrici italiane sono complessivamente 183.000. In realtà circa il 44% degli esportatori italiani vende ancora in un solo mercato estero, ma negli ultimi otto anni il numero di imprese che esporta in almeno 40 paesi è più che raddoppiato arrivando ad oltre 3.300″.
