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Andamento di ripresa per il commercio estero italiano. Nel mese di maggio, secondo quando diffuso dall’Istat, il volume di beni e prodotti venduti nei mercati internazionali ha registrato una crescita del 7,9% rispetto al 2003, mentre le importazioni hanno messo in archivio un incremento del 5%.
Trend che hanno portato in positivo la bilancia commerciale dell’Italia: il saldo è infatti passato dal deficit dello scorso anno di 323 milioni di euro all’attuale avanzo di 294 milioni di euro.
Toni più contenuti, invece, dalla valutazione mensile: rispetto infatti ad aprile, le esportazioni sono diminuite dello 0,4%, mentre gli acquisti dall’estero hanno segnato un aumento dello 0,1%.
Per quanto riguarda i singoli comparti produttivi, a trainare le vendite del ‘made in Italy’ è stato il comparto dei metalli e dei prodotti in metallo (26,7%), delle macchine e apparecchi meccanici (10,2%) e le attrezzature elettriche e di precisione (9,4%). Al contrario è stato rosso per l’industria del cuoio (-31,1%), per l’agricoltura e della pesca (-16,6%) e per il tessile/abbigliamento (-5,2%).
Sul fronte dell’import invece è stato il comparto delle raffinerie di prodotti petroliferi a registrare il miglior andamento (21,7%), seguito dall’industria metallifera (16,3%) e dagli articoli in gomma e in materiali plastici (15,5%).
Paesi Ue
Torna in positivo l’interscambio commerciale con in partner comunitari. Sempre in maggio le vendite italiane destinate ai paesi membri sono aumentate, rispetto al 2003, del 6%, parallelamente alle importazioni salite del 2,9%. Differenti velocità di crescita che hanno portato il saldo delle esportazioni, da storicamente negativo, al surplus: l’indice è salito infatti a 185 milioni di euro, dai precedenti 204 milioni di euro in passivo.
Anche con l’Ue tuttavia si registra una modesta variazione rispetto ad aprile, con indici rispettivamente in crescita dello 0,7 per le esportazioni e in diminuzione dello 0,8% per le importazioni.
I tecnici dell’istituto tengono però a precisare che proprio a partire dal mese di maggio, con l’entrata in vigore del trattato dell’allargamento dell’Ue, dalla classificazione dei paesi comunitari vengono inclusi i nuovi 10 stati membri (Cipro, Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia e Ungheria).
Con i specifici mercati, si segnala un boom del made in Italy con il Lussemburgo, con il 148,1% in più. A distanza poi la Grecia (19,1%) e il Portogallo (13,9%). Rallentano invece le vendite verso Malta (-28%), Estonia (18,8%) e Lettonia (15%).
L’andamento degli acquisti dell’estero mette in luce buone performance con la Polonia (26,6%), con l’Irlanda (21%) e con la Slovacchia (20,7%).
Paesi Extra-Ue
Il made in Italy riconquista i mercati fuori dall’Unione Europea. Nel mese di maggio, secondo l’Istat, il volume dei prodotti venduti nei paesi extra comunitari ha segnato una crescita del 10,5%, vicino alle importazioni che hanno archiviato un incremento dell’8%. Andamenti che portano così la bilancia commerciale in terreno positivo: il saldo passa infatti dal deficit del 2003 a 119 milioni di euro all’attuale avanzo di 94 milioni di euro.
Per quanto riguarda i singoli mercati di destinazione, il made in Italy segna una buona performance con la Turchia, verso cui l’export è salito del 43%. A distanza seguono la Russia (28,8%) e la Cina (22,2%). Si contraggono invece le vendite italiane in Giappone (5,6%), negli Usa (4,1%) e verso i paesi Opec (0,6%). Sul fronte delle importazioni, sono aumentati i flussi provenienti dalla Russia (42,1%), dal Mercosur (33,9%) e dalla Turchia (25,6%); mentre è rosso per quelli dagli Usa (20,8%), dagli Efta (8,1%) e dal Giappone (1,7%).
