Economia: l’Italia è pessimista

Mezza Italia vede nero sulla situazione economica del Paese. E’ quanto emerge da un sondaggio Eurispes pubblicato nel Rapporto Italia 2005.

La percentuale di intervistati che avverte un netto peggioramento dell’economia è stata pari al 54%, contro il 23%
dell’indagine 2003 e il 48,2% di quella dell’anno scorso. Inoltre, spiega l’istituto di ricerca, si conferma l’esigua percentuale (0,6%) di italiani che attesta un netto miglioramento e aumenta la quota di coloro che ravvisano una condizione di stabilità (17,3% contro il 14,4% del 2004).
Quanto alle diverse aree geografiche, il pessimismo maggiore viene evidenziato dai residenti nel Mezzogiorno, con il 64,4% nel Sud e il 69,8% delle Isole. La percezione di stabilità economica, invece, si riscontra soprattutto nel Centro. L’Eurispes avvisa che l’area politica di appartenenza degli intervistati “influenza di poco le risposte: da destra a
sinistra, il coro si alza unanime esprimendo un giudizio molto negativo”.
Alla richiesta di esprimere il proprio giudizio sulle prospettive economiche del Paese nei prossimi 12 mesi, il 34% si esprime per una soluzione di continuità, ma aumentano i pessimisti: il 39,3% afferma che la situazione peggiorerà. Insomma, a giudizio dell’Eurispes “continua a diffondersi tra gli intervistati una sensazione di catastrofismo che non lascia intravedere segnali di ripresa”. I giudizi sulla politica del Governo, poi, “confermano un sentimento di delusione nell’elettorato”. Secondo il 40,6% “la politica economica del Governo è fallimentare” e un intervistato su quattro la ritiene “non corrispondente ai bisogni del Paese”. Solo l’11,4% afferma che l’impostazione politica dellesecutivo è appropriata e che gli effetti saranno tangibili nel lungo periodo. Scendendo più nel dettaglio, lo scetticismo maggiore si registra sulle capacità dell’esecutivo di realizzare una equa riforma delle pensioni, di combattere l’inflazione e di contrastare la disoccupazione. Il 70%, inoltre, si dice scettico sulla capacità di risanare i conti pubblici. Quanto, poi, alla situazione economica familiare l’Eurispes registra un sostanziale livello di stabilità rispetto agli anni precedenti.
Per quanto concerne i prezzi il 96,7% della popolazione ne ha percepito un aumento, percentuale in discesa in questo esordio di 2005. Ad oggi è l’85,6% degli italiani a sentirsi vittima di tariffe e prezzi troppo alti. In cima alla lista di chi si sente più povero ci sono studenti (93,8%), casalinghe (91,9%) e operai (91,8%), seguiti d a imprenditori e dirigenti (91,3%). A distanza di due anni dal cambio di valuta, il colpevole dell’aumento del costo della vita è ancora l’euro per la maggioranza degli intervistati (45,2%), mentre un italiano su quattro identifica nel presunto abuso dei commercianti la causa di questo fenomeno e il 16,8% afferma che i rincari eccessivi sono stati causati dai mancati
controlli della Guardia di Finanza.
Dalle risposte degli intervistati emerge poi una costante difficoltà nell’acquisto dei beni indispensabili e di uso quotidiano: generi alimentari, vestiario e calzature (rispettivamente 27,2% e 24,5%); soprattutto, per quanto riguarda le spese alimentari, nel Sud (32,6%) e nelle Isole (34%). Gli italiani, dice lEurispes, hanno poi letteralmente
rinunciato a viaggiare, acquistare gioielli, praticare hobby dispendiosi: per quanto riguarda le domande sul tempo libero, i viaggi, la cura della persona si registrano infatti elevate percentuali di non risposta e quote di persone che rispondono di non aver incontrato mai alcuna difficoltà, proprio perché hanno tagliato definitivamente questo tipo di spese.