Tares: in vigore la nuova Tarsu

Potrà costare anche il 50% in più della Tarsu, per alcune categorie di imprese, la nuova tassa comunale sui rifiuti e i servizi –la Tares- entrata in vigore dal 1° gennaio di quest’anno in tutti i comuni d’Italia.

La vera differenza rispetto a quanto pagato finora è legata all’applicazione della seconda componente della tassa, quella che riguarda i servizi comunali indivisibili -tra cui illuminazione pubblica, manutenzione delle strade e del verde, polizia locale- che dal 1° gennaio sono inclusi nella Tares. Poiché i comuni avranno l’onere di coprire al 100% i costi dei servizi erogati con quanto incassato dalla nuova tassa, a seconda dell’efficienza di gestione di cui sarà capace il singolo comune l’aumento di questa quota –che si applica allo stesso modo a tutti i tipi di imprese- potrà oscillare da un minimo del 2% fino ad un massimo del 15%. E’ quanto emerge da uno studio realizzato da Unioncamere sugli impatti attesi a seguito dell’entrata in vigore della Tares per il mondo delle imprese.

“La Tares è un tassello importante nell’attuazione del federalismo fiscale e deve portare ad  una forte responsabilizzazione degli enti locali per una gestione più efficiente delle risorse e per una maggiore trasparenza delle tariffe” ha commentato il Presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello. “La logica europea secondo cui paga di più chi produce più rifiuti deve servire per passare da una mera gestione delle tariffe locali ad una in cui le tariffe diventano una leva capace di incentivare i comportamenti più virtuosi e penalizzare, invece, quelli più nocivi e meno sostenibili. Per fare questo, però, serve un salto di qualità nelle capacità di monitoraggio e di gestione da parte dei comuni, perché siano individuati criteri più realistici e meno presuntivi rispetto all’effettiva produzione di rifiuti. Nella situazione in cui siamo, ogni aggravio di costi per le imprese rischia di peggiorare le prospettive della ripresa e minacciare ancora di più la tenuta dei territori e dei livelli occupazionali”.