Cerca un articolo nell'archivio >
Bonus di primavera: il taglio al costo del lavoro che arriverà con la Legge di Stabilità potrebbe concretizzarsi per i lavoratori dipendenti sotto i 55.000 euro di reddito (dove si azzerano le detrazioni) in 200-300 euro in più in busta paga che arriverebbero a primavera del 2014.
Non una cifra enorme quindi ma destinata comunque a crescere nel corso dei due anni successivi: il Governo sta infatti studiando un meccanismo in tre tappe che sommandosi nel triennio porterebbero ai famosi dieci miliardi chiesti da Confindustria. “L’esecutivo -dice il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni- farà ogni sforzo per ridurre l’onere fiscale sul lavoro e sulle imprese, compensandolo col meccanismo della spending review e all’interno dei vincoli europei”.
Le ipotesi cominciano ad essere sempre più concrete. Si parte l’anno prossimo con 5 miliardi (strutturali) e due blocchi successivi, ad esempio, da 3 e 2 miliardi che via via vanno sommandosi. Così nel 2013 il taglio complessivo ammonterebbe a 10 miliardi, cioè 600 euro l’anno recuperate in busta paga. Il meccanismo vedrebbe inizialmente premiati i lavoratori ai quali andrebbe la parte preponderante del taglio (tipo: 70% e 30% alle imprese). Via via questo sbilanciamento verrebbe riequilibrato fino ad arrivare a metà e metà. Evidente lo scopo: sostenere la fiducia, alimentare i consumi, agganciare e potenziare la ripresa che si annuncia timida. Insomma arrivare alla famosa svolta ancora lontana.
Oltre ai 5 miliardi del cuneo fiscale l’insieme delle misure ammonterebbe a circa 10-12 miliardi. Altri 2 miliardi sarebbero infatti destinati ad allentare il Patto di Stabilità per i comuni e a bilanciare il minor incasso della Service tax rispetto all’attuale Imu. E altri 4 miliardi sarebbero destinati alle spese indifferibili (missioni, contratti vari, 5 per mille, trasporto pubblico locale) e al rifinanziamento della Cig in deroga.
Il capitolo Service tax sembra ancora aperto. Si ragiona ancora sulle due componenti: quella patrimoniale e quella di servizio. Cioè come distribuire la service tra i proprietari degli immobili e chi ne usufruisce (gli affittuari) insieme ai servizi di pertinenza (strade, illuminazione, ecc). C’è inoltre anche da fissare l’aliquota massima. L’accordo con i Comuni sarebbe comunque quello di alleggerire meno il conto che arriverebbe ai primi cittadini dal passaggio Imu-Service impegnandosi piuttosto ad azzerare i tagli ai trasferimenti che tanto stanno pesando attualmente (anche con la manovrina sul deficit).
