Imu, Cgia: a rischio copertura prima rata

“L’unica cosa seria sarebbe rimettere l’Imu”. Lo ha sottolineato il segretario della Cgil Susanna Camusso nel corso del suo intervento dal palco del congresso nazionale del Psi a Venezia. “Rispetto al decreto sull’Imu per cui in alcuni comuni si paga e in altri no l’unica cosa seria sarebbe rimetterla”. E polemizza sulla svolta annunciata ieri da Letta. “Si sbaglia ad annunciare una ripresa che non c’è quando non ci sono risposte al lavoro. Si sbaglia a non utilizzare questa stagione per cominciare a invertire la tendenza”, ha affermato Camusso criticando la legge di Stabilità che non dà, a suo avviso, risposte necessarie al Paese.

Mentre la Cgia denuncia che la copertura della prima rata dell’Imu è a rischio. Sono quindi possibili aumenti delle accise sulle bollette di luce, gas e degli acconti fiscali delle imprese. Difficile incassare 1,5 miliardi di euro previsti dalla legge. La copertura della prima rata dell’Imu è a rischio e per le imprese e i cittadini è probabile un ulteriore aumento del carico fiscale se entro il 30 novembre, afferma la Cgia, l’Erario non avrà incassato 925 milioni di euro di maggiori entrate Iva versate dalle imprese, a seguito dell’impegno della Pubblica Amministrazione di pagare 7,2 miliardi di euro di debiti scaduti e altri, e 600 milioni di euro dalla sanatoria rivolta ai concessionari dei giochi.

Il decreto che ha cancellato la prima rata dell’Imu sull’abitazione principale, spiega la Cgia, farà scattare la cosiddetta clausola di salvaguardia. Pertanto, il ministero dell’Economia, per coprire la parte di gettito mancante, potrà dar luogo a un provvedimento di legge che preveda l’aumento degli acconti Ires e Irap in capo alle imprese e delle accise sul gas, l’energia elettrica e le bevande alcoliche, afferma ancora la Cgia rimarcando che il rischio che ciò avvenga è molto elevato.

La Cgia sottolinea che a fronte degli ulteriori 7,2 miliardi di euro di risorse stanziate dal Governo, affinché la Pubblica Amministrazione saldi i vecchi debiti contratti con le imprese, il ministero dell’Economia (in data 29 novembre 2013) ha certificato che ne sono stati pagati poco più di 2 miliardi (pari al 28% circa del totale). Pertanto, prosegue la Cgia, risulta difficile rispettare l’indicazione prevista dalla legge: ovvero quella di incassare 925 milioni di euro di Iva entro la fine di novembre. In buona sostanza, prosegue la Cgia, l’obbiettivo di incassare 1,525 miliardi di euro (dato dalla somma tra i 925 milioni di Iva e i 600 milioni di sanatoria) pare difficilmente raggiungibile e per i cittadini, salvo ripensamenti dell’ultima ora, è probabile un ulteriore aumento delle tasse.

“Voglio sperare che ciò non accada -afferma Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia- sarebbe una vera e propria beffa. Dopo che per mesi ci hanno assicurato che nel 2013 non avremmo pagato l’Imu sulla prima casa, rischiamo, invece, di pagarla, almeno in parte, sotto altre forme. Questo meccanismo introdotto con la cosiddetta clausola di salvaguardia è paradossale”.