Cerca un articolo nell'archivio >
I contribuenti che decideranno di riportare in Italia capitali detenuti illegalmente all’estero non saranno perseguiti per eventuali reati tributari. La misura potrebbe entrare già nella legge di Stabilità. Le somme in gioco sono significative. Nelle sole banche svizzere si stima che siano depositati oltre 150 miliardi.
La sanatoria penale è un passaggio delicato sul quale da giorni si susseguono le riunioni tra i tecnici della Giustizia e dell’Economia coordinati dal magistrato Francesco Greco, superesperto di reati finanziari. Vi è la consapevolezza che in assenza di una misura sul penale il tentativo di far rientrare i capitali sarebbe destinato a fallire in quanto i contribuenti che volessero emergere volontariamente e diventare trasparenti dovrebbero di fatto autodenunciarsi ed esporsi al rischio di un processo penale.
L’approfondimento in corso riguarda soprattutto la scelta se sanare tutti i reati o solo quelli minori. In sostanza il condono dovrebbe riguardare la semplice esportazione e detenzione di capitali all’estero, mentre viene approfondita la questione dei reati più gravi come fatturazioni false, artifici contabili e dichiarazioni fraudolente, per i quali ci potrebbe essere solo una attenuazione delle sanzioni in caso di rientro. In pratica, dunque, arriverebbe la non punibilità per l’omessa o infedele dichiarazione, attualmente sanzionata con la reclusione da 1 a 3 anni, mentre per i reati più gravi, attualmente puniti con una sanzione da 18 mesi a 6 anni di reclusione ci sarebbe il dimezzamento della pena da 9 mesi a 3 anni incaso di rientro volontario. Quanto all’aspetto tributario, la sanatoria si inquadra all’interno del processo Ocse di stringere le maglie attorno a chi utilizza i paesi che non collaborano nello scambio di informazioni.
La stretta in atto a livello internazionale nel contrasto all’evasione fiscale rende meno sicura la posizione di quanti hanno portato capitali all’estero senza dichiararli nelle forme dovute al paese di residenza. Ciò dovrebbe favorire quello che viene chiamato il processo di ‘voluntary disclosure’ cioè di emersione volontaria.
La procedura di collaborazione volontaria potrà essere attivata fino al 30 settembre 2016. L’autore delle violazioni, per aderire alla sanatoria, dovrà indicare spontaneamente all’amministrazione finanziaria tutti gli investimenti e tutte le attività di natura finanziaria costituiti o detenuti all’estero, anche indirettamente o per interposta persona. Chi deciderà di emergere dovrà pagare per intero le eventuali imposte evase, mentre potrà godere dello sconto sulle sanzioni e della non punibilità per l’eventuale reato tributario commesso.
