Rinnovare lo splendore dei vetri

La scienza definisce il vetro come un liquido ad elevata viscosità, ossia una sostanza amorfa, priva di struttura cristallina e di punti di solidificazione e di fusione determinati. Il principale componente del vetro è la silice (sabbia), a cui si aggiungono carbonato di sodio (soda) e carbonato di calcio (calce). La fragilità del vetro è la sua caratteristica principale, che ne determina e limita l’impiego nei vari settori, compresi quelli dell’edilizia e dell’architettura.

La tecnica di produzione più antica dei manufatti in vetro appare affine a quella impiegata per gli oggetti metallici, realizzati tramite colatura della miscela fusa (in due tempi per eliminare le impurità) in stampi cavi di argilla o sabbia.
La consuetudine di chiudere le finestre con lastre di vetro risale molto indietro nel tempo; il reperto più antico proviene dall’Egitto e data del 2000 a. C., tuttavia la sua diffusione all’edilizia corrente avviene solo nel 1800, in concomitanza alla produzione industriale del vetro che riduce drasticamente i costi e i tempi di lavorazione, facendo del vetro un materiale economico e popolare.

Un campo di impiego particolare è invece quello delle vetrate monumentali delle grandi Cattedrali europee, dove il vetro colorato veniva affiancato ad altri materiali diafani come la selenite e l’alabastro a formare le stupefacenti vetrate artistiche che determinavano l’atmosfera degli interni destinati al culto religioso.

La principale causa di degrado del vetro è l’acqua, che innesca processi chimici e fisici alquanto complessi e più o meno aggressivi in relazione sia al tipo di vetro, sia alle caratteristiche dell’ambiente di localizzazione (piogge acide). In generale, i vetri a maggiore punto di fusione  risultano più resistenti all’aggressione esercitata dall’acqua e dagli altri agenti di degrado, che sono prevalentemente costituiti dai microrganismi, che esercitano azioni distruttive dirette, ma soprattutto, indirette, tramite i prodotti del loro metabolismo. Altre cause sono intrinseche, come il processo di devetrificazione, ma anche i difetti di fabbricazione (ad esempio, la presenza di granelli di sabbia o inclusioni non perfettamente fusi nella pasta di vetro) o le fratture dovute a urti accidentali o a tensioni eccessive.