Decreto IMU-Bankitalia: pro e contro

Il Decreto IMU Bankitalia ha scatenato polemiche al limite del corto circuito istituzionale visto che, dalla rivalutazione del capitale e dalla vendita delle quote dell’istituto centrale, le banche azioniste ci guadagneranno e anche tanto. Per il Governo, promotore della ricapitalizzazione, però, tutto ciò comporterà un rafforzamento patrimoniale in vista di Basilea III e un vantaggio indiretto per i correntisti, perché più soldi alle banche potrebbe significare minore stretta creditizia.

La posizione del Governo è sintetizzabile nelle parole della deputata Pd Alessandra Moretti: la rivalutazione non avveniva da 30 anni; il decreto individua i limiti nell’acquisto di quote azionarie di Bankitalia; si aumenta il gettito fiscale dovuto dagli azionisti; si rivitalizza il sistema del credito.

In realtà, per molte aziende la privatizzazione e trasformazione in public company di Bankitalia suona più come uno schiaffo per le PMI in difficoltà nell’accesso al credito: “l’aumento del valore delle quote della banca centrale andava vincolato a un incremento dei prestiti a famiglie e imprese, in modo da favorire un sostegno alla crescita e alla ripresa dell’economia reale. L’impianto del decreto, invece, configura una operazione che si apre e si chiude nel recinto della finanza, avanzando ancora una volta il sospetto che le scelte legislative siano ispirate proprio in quegli ambienti”. E’ la posizione di Paolo Longobardi, presidente di Unimpresa.

Certo è che con la rivalutazione prevista dal Decreto, il capitale di Bankitalia passa dall’attuale 156mila euro a 7,5 miliardi con emissione di 300mila quote che da un valore di 0,52 passano a 25mila euro ciascuna. La legge di Stabilità prevede per le banche azioniste un’imposta una tantum del 12% (lo Stato ci guadagnerebbe 900 milioni di euro).

Inoltre, nessun socio potrà detenere oltre il 3% del capitale di Banca d’Italia. Dunque, le banche che oggi possiedono di più dovranno mettere in vendità il surplus di quote ad altri soggetti italiani. Gli azionisti sopra il 3% sono IntesaSanpaolo (circa il 30%), Unicredit (22%), Assicurazioni Generali (6%), Cassa di Risparmio di Bologna, Inps e Banca Carige. Le altre partecipazioni (INAIL e una nutrita schiera di banche) sono sotto il 3%. Dalla vendita delle loro quote rivalutate alle stelle, guadagneranno miliardi.