Peculiarità delle finiture in calce

La finitura minerale a calce è la finitura storica per eccellenza, non ha importanza che sia a spessore come un tonachino o che sia senza corpo come una tinta al latte di calce. Il legante è la calce aerea: secondo la formulazione può essere utilizzato grassello o calce idrata che viene bagnata poche ore o pochi giorni prima dell’utilizzo. Le cariche sono introdotte per dare corpo al prodotto, possono essere polveri impalpabili o sabbia di marmo e/o silicee, utilizzati nei prodotti a spessore.

Il bianco è fondamentale come base per la preparazione delle tinte. Nel caso dei prodotti a calce, il bianco è dato dallo stesso legante. Il bianco della calce è un bianco che ha una sua “trasparenza”. L’applicatore deve porre attenzione alla stesura del materiale, in quanto la parziale copertura del colore in calce potrebbe far notare esteticamente i segni dell’attrezzo applicativo. Sfruttando questa trasparenza, nel ciclo di tinteggio con tinta al latte di calce, si deve applicare sempre la prima mano color bianco e il colore finale godrà di maggior luminosità e vibrazione.

I pigmenti, cioè i coloranti, possono essere sia ossidi sia terre naturali. Gli ossidi oggi sono tutti, o quasi, di natura sintetica e devono possedere caratteristiche di alta qualità perché, oltre a resistere ai raggi U.V. presenti all’esterno, devono resistere anche alla forte aggressione prodotta dall’ambiente alcalino generato dalla calce. Le terre coloranti naturali sono di per sé molto stabili chimicamente, perché hanno già subito tutte le trasformazioni, chimiche e fisiche, restando sotto terra per milioni di anni. Il prodotto colorato con le terre naturali avrà, quindi, una maggior tenuta del colore nel tempo.

Gli additivi che troviamo nei prodotti a calce in commercio possono essere di natura sintetica o naturale. Ricordiamo che spessissimo nella storia le calci venivano modificate con additivi di natura organica, per esempio olio di lino, latte, caseina, uova, aceto o urina. Il motivo era ed è ancora questo: migliorare la lavorabilità del prodotto nel momento dell’applicazione e conferire un minimo di idrorepellenza al manufatto in calce, di per sé non idrorepellente. Oggi si utilizzano resine sintetiche, acriliche o viniliche, additivi naturali come latte e/o caseina ed olio di lino cotto e, quasi sempre, metilcellulosa che, essendo un ritentore d’acqua, aiuta il prodotto a calce a inglobare anidride carbonica nella fase di presa, trasformandola in acido carbonico. L’additivazione con resina sintetiche varia, solitamente, tra l’1 e l’8%, dipende dal tipo di prodotto.