Giovani, futuro, professioni e lavoro

Un lavoro artigiano nel futuro dei giovani? Sì, ma non per tutti. Al primo trimestre del 2014 erano previste 121mila nuove assunzioni da parte delle aziende, ma in più di 16mila casi (il 13,5%) si tratta di figure di difficile reperimento. Tra queste, numerose sono le figure artigiane. Oggi solo il 12% dei giovani italiani tra 16 e 18 anni manifesta un interesse concreto per un lavoro artigiano. Un altro 19% lo considera un lavoro come un altro. Il 31% lo farebbe solo nell’eventualità di non riuscire a trovare un altro impiego e il 37% non lo prenderebbe mai in considerazione. È quanto emerge da una ricerca realizzata dal Censis su incarico di Confartigianato Imprese.

A tenere lontani molti giovani dall’artigianato contribuisce una certa immagine stereotipata. Quando pensano a un artigiano, il 40% si rappresenta una persona anziana e solo il 9% un giovane. Poco più del 21% dei giovani coglie appieno le potenzialità di crescita professionale offerte dal lavoro artigiano, dichiarando che sono molte, fino a poter diventare un imprenditore di successo.

L’80% dei giovanissimi coltiva passioni che sono fortemente legate al mondo artigiano: l’informatica (31%), la cucina (21,5%), la fotografia (19%), la ceramica (14%), trucco ed estetica (13%), piccoli lavori di riparazione di impianti e motori (12,5%). Chi si dichiara favorevole a svolgere un lavoro artigiano in futuro pone l’accento sul fatto che consente di esprimere la propria creatività (44%), di lavorare in autonomia (17%), di realizzare una passione (13,5%). Il 54% di quanti dichiarano di non essere intenzionati a svolgere un lavoro artigiano, o di essere disposti a farlo solo nel caso non trovassero di meglio, pensa di non essere in grado, di non avere le competenze e le attitudini necessarie per riuscire.
Solo meno del 18% dei giovanissimi si dimostra interessato ad avviare un’attività in proprio in futuro. Il 26% è possibilista, attratto dall’idea, ma preoccupato dai rischi. La maggioranza (56%) si esprime invece in senso contrario: il 28% ritiene il lavoro autonomo troppo rischioso, un altro 28% non si ritiene personalmente adatto. E le differenze geografiche sono significative: al Nord-Est il 28% dei ragazzi è fortemente intenzionato a mettere su un’attività autonoma, il 18% al Nord-Ovest, il 10% al Centro e il 16% al Sud.

I giovanissimi hanno comunque una visione positiva della figura imprenditoriale. L’imprenditore è per loro innanzitutto una persona capace (lo definisce così il 53% degli intervistati) e che sa rischiare (più del 45%). Per il 38% è uno che ha forti disponibilità economiche. Merito, capacità e spirito di iniziativa prevalgono sugli aspetti casuali o negativi, che pure vengono chiamati in causa: la fortuna (15%), la mancanza di scrupoli (7%), lo sfruttamento del lavoro altrui (6%). L’11% ha una visione molto positiva, considerando l’imprenditore una figura che crea ricchezza per l’intera collettività.
Solo il 46% dei giovanissimi ha le idee chiare su quale lavoro vorrebbe svolgere nel futuro. Tra i lavori più gettonati spicca la professione medica (11%), quella di ingegnere (6%), architetto (5,5%) e commercialista (5,5%). Oltre alle libere professioni, riscuotono consensi anche mestieri come il cuoco (5,5%), lo stilista (4%), l’estetista (3%), il parrucchiere (2%), l’informatico (2%).