Tasse retroattive: in 3 anni 10 mld di Euro

Arriva a 10 miliardi di euro il conto del “Fisco retroattivo”, contando le imposte con effetto per il passato e i maxi-acconti dal 2011 ad oggi. Complessivamente, le violazioni del principio di non retroattività dello Statuto del contribuente sono 86 dal 2000, limitando il conteggio a quelle espresse.

Il record in termini di maggiori imposte retroattive spetta alla manovra salva-Italia del 2011, mentre negli ultimi due anni si è affermata la tendenza achiedere ai contribuenti super-acconti o ad anticipare i versamenti previsti su più anni. Ma non mancano le norme retroattive pro contribuente,come la deducibilità dell’Imu sui fabbricati strumentali. E sì che lo Statuto del contribuente vieta l’introduzione di imposte con effetto retroattivo. Ma lo Statuto è, per l’appunto, una legge ordinaria, e come tale può essere superato senza conseguenze da altre leggi o decreti legge: cosa che negli ultimi quattordici anni è successa 86 volte, solo contando le deroghe esplicite, cioè quelle che mettono nero su bianco l’eccezione.

Ad esempio, nel Ddl di stabilità che il Parlamento dovrà approvare entro fine anno c’è l’aumento dall’11,5% al 20% della tassazione sui rendimenti dei fondi pensione, con effetti fiscali in parte già dal gennaio 2014, e un vantaggio per l’Erario di 450 milioni di euro annui. Nello stesso Ddl, però, ci sono anche l’incremento del prelievo sui dividendi incassati da fondazioni e trust e il ritocco dell’aliquota base Irap.

Se si allarga un po’ la prospettiva, si vede che nei primi anni dopo l’emanazione dello Statuto, erano più frequenti le deroghe “procedurali” o comunque legate ai termini di accertamento e riscossione, o ai criteri di calcolo dell’imponibile. Negli ultimi anni, invece, l’urgenza di far quadrare i conti pubblici ha aumentato le imposte retroattive vere e proprie. Tra le norme retroattive non mancano quelle favorevoli ai contribuenti, anche se sono in minoranza: 16 su 86. Di queste, però, 13 sono state approvate o proposte quest’anno. Merito di alcune agevolazioni, come l’abbassamento al 10% dell’aliquota della cedolare secca sui contratti a canone concordato, la deducibilità parziale dell’Imu sui fabbricati strumentali o il bonus per la ristrutturazione degli alberghi (peraltro ancora in attesa dei provvedimenti attuativi). Nella lista, invece, non è compreso il bonus Irpefda 80 euro, che è scattato sì nel 2014, ma dopo il varo del decreto legge.