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Il bonus di 80 euro non si tocca. Il governo resta irremovibile su questo fronte ma per andare incontro alle minoranze apre a correzioni al bonus bebé. Le modifiche, che potrebbero arrivare al Senato quando verrà rivisto anche il capitolo della local tax e dei fondi pensione, faranno sì, che la misura sia più efficace per i poverissimi.
Esecutivo che proprio ieri, intanto, incassa un’apertura di credito da parte di Bruxelles. Proprio degli spazi di correzione e dell’iter della manovra hanno discusso a Palazzo Chigi il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. La decisione è stata quella di rinviare appunto a Palazzo Madama alcuni dei nodi spinosi sui quali ancora non si è giunti a una conclusione, a partire dalla tassa unica comunale. Renzi infatti, avrebbe chiesto un ulteriore approfondimento. Anche se resterebbe ferma la convinzione di introdurla con la Legge di stabilità e senza dunque predisporre un decreto ad hoc. Irap, Regioni, revisione degli interventi sui minimi e delle aliquote sui fondi pensione pure sarebbero capitoli rinviati a Palazzo Madama mentre alla Camera si affronterà il nodo Comuni.
Il pacchetto di modifiche ai tagli agli enti locali è infatti pronto ed è intenzione del governo presentarlo in commissione Bilancio. Commissione che intanto ha continuato i lavori approvando la proroga per il 2015 la compensazione fra i debiti fiscali e i crediti che le imprese vantano nei confronti della Pubblica Amministrazione.
Via libera anche al divieto di sommare il bonus 80 euro con gli incentivi per i cervelli in fuga, che però avranno due anni di tempo in più per poter utilizzare gli sconti a loro dedicati.
Altro fronte, quello degli ammortizzatori: un capitolo per il quale i fondi aggiuntivi dovrebbero ammontare a circa 400 milioni di euro ma che deve essere irrobustito per evitare che nel prossimo futuro le tutele diminuiscano in modo evidente.
