Meno liquidità per chi lavora con la PA

Per le imprese che lavorano con la Pubblica Amministrazione meno liquidità per 1,5 miliardi di euro, a sostenerlo è la Cgia di Mestre.

A partire dallo scorso primo gennaio, infatti, la legge di Stabilità ha introdotto una disposizione che prevede, nelle transazioni commerciali tra imprese private e Pubblica Amministrazione, un nuovo regime fiscale noto con il termine ‘split payment’. In pratica, una volta terminata un’opera, una manutenzione, un servizio o una fornitura di beni a una Amministrazione Pubblica, l’impresa, sottolinea la Cgia di Mestre, deve emettere la fattura con l’Iva. La novità è che l’Iva non dovrà essere incassata dall’imprenditore, bensì dovrà essere versata all’Erario dal committente pubblico.

Pertanto, le imprese che lavorano prevalentemente con la Pa non incasseranno più l’Iva e quindi avranno una minore disponibilità di liquidità. L’Iva incassata fino al mese scorso, comunque, non rimaneva nelle casse delle imprese, ma veniva versata allo Stato entro il mese o il trimestre successivo al pagamento della fattura. In buona sostanza, si trattava di una partita di giro.

Tuttavia, questa ‘sfasatura’ tra l’incasso e il pagamento consentiva alle aziende di recuperare l’Iva pagata sugli acquisti/prestazioni ricevute e di disporre con continuità di una discreta quantità di risorse finanziarie per affrontare le esigenze di pagamento più immediate. Ora, questa possibilità non è più permessa: perciò, le aziende si troveranno a credito di Iva (non potendo, come spiegato, recuperala sugli acquisti) e, almeno fino al prossimo 16 maggio, gli effetti di questa situazione saranno molto negativi.