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Il “Diario della transizione”, edito da Censis, ha l’obiettivo di cogliere e descrivere i principali temi sociali attraverso una serie di note di approfondimento diffuse nel 2014 e nel 2015.
All’interno della decima edizione, connotata dalla difficile fase di passaggio, emerge come appartenere al ceto medio voglia dire, soprattutto, sentirsi simili alle persone che hanno lo stesso stile di vita (lo pensa il 27% degli italiani) nel rapporto con i soldi, nei consumi e nel modo di spendere il tempo libero. Nonostante i sette anni duri della crisi, quindi, secondo i dati raccolti in Italia, il ceto medio vince ancora, come mentalità e come modello di vita.
Pensando alla propria condizione economica attuale, infatti, il 54% degli Italiani si sente ceto medio, il 18% classe lavoratrice e il 16% ceto popolare. Tra gli insegnanti e gli impiegati la percentuale di chi si definisce ceto medio sale al 55%, e supera il 60% tra i pensionati e le casalinghe. Anche il 31% di operai e contadini si dice ceto medio, sebbene la maggioranza (il 38%) si senta classe lavoratrice. E pure il 53% dei millennials (i giovani di 18-34 anni) si autopercepisce come ceto medio, mentre solo il 9% di loro fa coincidere la propria identità sociale con la condizione di precario. Persino le persone con un reddito fino a 1.000 euro mensili si definiscono in maggioranza (il 34%) ceto medio, il 28% ceto popolare e il 17% povere.
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