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Una grande festa di colori ha guidato il primo atto del Festival delle Relazioni, l’evento ragusano che nel segno dell’intercultura e del dialogo ha organizzato incontri culturali, concerti e momenti di confronto.
In particolare, “Dr Homes – Ze Carrion e Tia Vitoria” è il collettivo spagnolo che ha regalato alla città di Ragusa l’opera d’arte da oggi visibile in via Carducci al civico 214.
“Vogliamo -afferma Tonino Solarino, presidente della Fondazione San Giovanni Battista- che questo palazzo diventi il primo edificio colorato di Ragusa. A livello simbolico vorremmo colorare tutto ciò che in questa città è grigio. Se nel centro storico è doveroso tutelare le cromie esistenti, in altre zone di Ragusa è possibile creare una nuova identità attraverso una intelligente politica artistica. La nostra grande sfida, che intendiamo affrontare con il Festival delle Relazioni, è quella di creare una città polifonica e policromatica, capace di convivere nelle differenze e goderne laddove ciò sia possibile”.
“Siamo molto soddisfatti -spiega Giampiero Carta, direttore artistico del Festival- perché gli artisti che abbiamo invitato hanno espresso una qualità espressiva e grafica di alto livello. Hanno saputo integrare il concetto di street art con l’architettura messa a loro disposizione in maniera mirabile. In tal modo questa parte di via Carducci diventa un vero polo di attrazione e punto di suggestione. Se finora era possibile passare indifferenti lungo questa arteria centrale della città, adesso no. Questo progetto ha creato un luogo e anche Ragusa diventa un laboratorio artistico al pari di tante altre città europee che, in diversa misura, stanno investendo nella street art”.
“Quello che ci affascina in questa particolare forma d’arte -spiegano gli artisti spagnoli- è il tipo di relazione che riesce ad instaurare con la società. L’opera è un’offerta che noi facciamo a chi la potrà ammirare, ma è anche una motivazione in più, per chi passa lungo la strada, a pensare, ad avere un proprio giudizio non filtrato su determinati temi. Non è un prestito, come avviene di solito nella fruizione artistica, ma un regalo che si fa allo spettatore che diventa esso stesso parte dell’opera d’arte. Abbiamo accolto l’invito perché troviamo stimolante l’idea di fondo del Festival delle Relazioni. Amicizia, rispetto, conoscenza e integrazione sono concetti a noi molto cari”.
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