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Insieme ai mutui crescono anche le polizze vita ad alto rischio: +20% nei primi otto mesi del 2015. A sottoscriverle sono soprattutto i giovani che si impegnano nell’acquisto della prima casa. E resta ancora da sciogliere il nodo dei contratti ‘imposti’ dalle banche all’atto della stipula del finanziamento. È quanto emerge da un’indagine di Adnkronos, che ha interpellato Ania, Ivass e associazioni dei consumatori.
Non ci sono dati divisi per fasce d’età per questo tipo di assicurazioni in Italia. Ma è evidente il trend di crescita. Secondo dati Ania, nel periodo gennaio-agosto 2015 in totale si sono contate 483mila polizze di puro rischio (caso di morte, inabilità temporanea e invalidità permanente), in aumento del 20% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un giro di affari dal valore di 192 milioni di euro. Nella maggior parte dei casi, quando si parla di polizze sulla vita e di giovani ci si riferisce a prodotti di risparmio. Giovani fortunati, che abbiano un reddito garantito e un contratto stabile. Ma quando un giovane o una coppia stipula un mutuo per acquistare casa, si pone il problema anche della tutela in caso di decesso o malattia. In genere “l’accantonamento segue il ciclo di vita e di risparmio delle famiglie e nei primi anni è più contenuto, -spiega Luigi Di Falco, responsabile servizio vita e welfare di Ania- mentre le polizze sulla vita ad alto rischio sono di solito correlate all’accesso a mutui e finanziamenti”.
Il bisogno assicurativo tra le coppie giovani è perciò legato alla significativa esposizione debitoria che si determina con l’acquisto della prima casa. Gli ultimi dati Abi segnalano un aumento dei mutui erogati per comprare casa dell’86,1% nei primi otto mesi dell’anno rispetto allo stesso periodo nel 2014. “Con il forte incremento al quale si assiste, incentivato dalla stabilizzazione contrattuale legata al Jobs Act, cresce indirettamente anche il numero di giovani che stipulano polizze sulla vita, benché questo aumento non sia quantificabile”, sottolinea Di Falco.
Una polizza della vita ad alto rischio può costare la metà per un trentenne, rispetto a un cinquantenne. Il costo varia in funzione del livello di capitale assicurato, ma salute ed età incidono più del 50%. Con un capitale assicurato di 100mila euro decrescente ogni anno di un ventesimo (5mila euro) e di durata 20 anni, per tutelarsi in caso di decesso un trentenne spende circa 100 euro all’anno per 15 anni (quindi non per tutta la durata del finanziamento); per un cinquantenne il costo sale a 400 euro per 15 anni. I prezzi variano di poco da impresa a impresa, dato che il costo è essenzialmente in funzione dell’età, più che del costo gestionale applicato dalla compagnia.
L’abbinamento tra polizze vita e mutui è da tempo al centro delle polemiche. In particolare modo, dallo scorso agosto quando Ivass e Banca d’Italia hanno denunciato la pratica scorretta da parte degli istituti di credito che, di fatto, impongono l’assicurazione per concedere il finanziamento. In una lettera congiunta alle imprese e agli intermediari assicurativi, era stato chiesto di innalzare il livello di tutela della clientela e di realizzare un piano per riesaminare l’offerta di questi contratti. La pratica di vendita delle polizze Ppi (Payment Protection Insurance) in abbinamento ai mutui è un ricco business per distributori, a cui vengono retrocesse ricche commissioni (si supera il 50% dei premi versati dai consumatori). Il decreto “liberalizzazioni” del 2012 prevede che nel caso in cui le banche o altri intermediari finanziari condizionino l’erogazione di un mutuo alla stipulazione di una polizza sulla vita, devono sottoporre almeno due preventivi di due differenti gruppi assicurativi esterni, così che il consumatore possa confrontarli liberamente con altre opzioni sul mercato.
