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Niente più file agli sportelli per iscrivere i propri figli all’asilo nido o per pagare i contributi Inps alle colf, e neanche più migliaia di password per accedere online a servizi pubblici e privati. Dal 15 marzo arriva l’identità digitale unica o Spid (Sistema pubblico per l’identità digitale). Si tratta di “uno strumento che cambierà il rapporto tra la pubblica amministrazione e i cittadini” come ha spiegato il ministro per la Pa e la Semplificazione Marianna Madia alla presentazione dell’iniziativa presso il suo dicastero.
“Un pin unico che dovrà diventare per tutti quello che è adesso il codice fiscale e che consentirà di lasciarci alle spalle la doppia F, ovvero file e faldoni. Spid ci consente infatti di usare l’innovazione legandola non alla parola obblighi bensì alla parola diritti” ha rimarcato Madia.
Con un’unica identità digitale quindi sarà possibile effettuare pagamenti, transazioni di ogni tipo online, come ad esempio il 730 precompilato o la certificazione Isee e anche accedere allo sportello telematico di Imu, Tari e Tasi. L’accesso sarà semplice, sicuro e veloce da pc, smartphone e tablet. Tre i livelli di sicurezza dello Spid e comunque non ci sarà alcuna profilazione dei dati dell’utente. Tra il 15 marzo e giugno di quest’anno saranno oltre 600 i servizi che permetteranno l’accesso tramite Spid.
Le prime amministrazioni che aderiranno sono: l’Agenzia delle Entrate, Inps, Inail, Comune di Firenze, Comune di Venezia, Comune di Lecce, Regione Toscana, Regione Liguria, Regione Emilia Romagna, Regione Friuli Venezia e Giulia, Regione Lazio, Regione Piemonte e Regione Umbria. Inoltre Tim, Poste e Infocert sono identity provider e rilasciano le identità digitali per accedere con Spid ai servizi pubblici e privati. Il percorso di implementazione del nuovo sistema di login da parte di tutta la pubblica amministrazione durerà 24 mesi.
Le adesioni saranno progressive “a macchia d’olio sul territorio” come ha spiegato Antonio Samaritani, direttore di Agid durante la conferenza stampa. Un concetto sottolineato anche da Madia. “Quello che parte oggi – ha concluso il ministro – è un percorso che come tale richiederà aggiustamenti e miglioramenti per far crescere la domanda di digitale tra gli italiani e per aumentare l’offerta di servizi, agganciando anche i servizi non solo della pubblica amministrazione ma anche del settore privato. Un percorso che faremo insieme ma per il quale un bilancio sarà fatto due anni dopo Venaria come promesso lo scorso dicembre”.
