Censis: non è un paese per giovani

La situazione della società italiana fotografata dal 50° rapporto Censis non è tra le più incoraggianti. Nonostante siano già passati otto anni dall’inizio della crisi, la maggior parte degli italiani non nutre aspettative positive.

Il 61,4% è convinto che il proprio reddito non aumenterà nei prossimi anni e il 57% pensa che figli e nipoti saranno più poveri di loro. Il 63,7% degli italiani si aspetta perciò una riduzione del tenore di vita. Prospettive così pessimistiche sul futuro incidono negativamente sugli investimenti: il sistema Italia dedica agli investimenti solo il 16,6% del Pil, una quota ben al di sotto della media europea e che ci riporta ai livelli minimi dal secondo dopoguerra. I più penalizzati sono i giovani, che per la prima volta nella storia saranno più poveri dei loro genitori: il reddito dei millennial è inferiore del 15,1% rispetto alla media e del 26,5% rispetto ai loro coetanei di venticinque anni fa. La situazione è analoga per la ricchezza familiare: quella dei giovani è inferiore del 41,1% rispetto alla media nazionale e del 4,3% rispetto a venticinque anni fa.

L’occupazione ha dato un timido segnale di ripresa: +1,5% nel primo semestre del 2016 rispetto allo stesso semestre del 2015. Tuttavia, si tratta per la maggior parte di professioni non qualificate, associate a una bassa crescita economica. A ciò va aggiunto che le nuove tecnologie stanno rendendo obsolete molte figure professionali consolidate, determinando – insieme a posti di lavoro sempre più flessibili – una progressiva destrutturazione del mondo del lavoro. Il calo dei prezzi che attanaglia l’Europa non risparmia nemmeno il lavoro, generando una spirale deflazionistica dalla quale è difficile uscire.

A subire di più è la classe media, spiazzata da un eccesso di offerta di competenze e dalla meccanizzazione delle procedure, ed esclusa dal settore pubblico, troppo occupato a far quadrare i conti.