La dinamica del commercio estero italiano

Le esportazioni italiane negli ultimi quattro anni sono continuate a crescere, dopo il crollo del 2009. La scomposizione sulla base del mercato di destinazione rivela però una forte divergenza tra la dinamica nei paesi dell’Unione europea e quella nel resto del mondo. Mentre la prima ha stentato a riprendersi, la seconda ha ripreso a correre, anche se ha risentito negativamente a partire dall’inizio del 2013 dell’apprezzamento della moneta unica.

Guardando ai singoli paesi di destinazione, è soprattutto la periferia dell’Area euro a spingere l’export italiano verso il basso (Tabella 13). Del crollo di 8,2 punti percentuali registrato a livello di UE a 28 tra il 2007 e il 2013, infatti, quasi il 60% è riferibile ai PIGS, nei quali è stato massimo l’effetto restrittivo di bilancio. In testa compare la Spagna, la cui quota sul totale delle esportazioni italiane nel 2013 è poco più del 4% (in forte calo rispetto al 2007), seguita dalla Grecia, che ha più che dimezzato il suo peso, attestandosi su una quota dell’1%. Tra le Aree extra-Ue, crescono soprattutto i paesi europei (Svizzera in testa), l’Asia orientale, l’Africa e in misura minore il Medio Oriente, l’America latina e il Nord America.

Per quanto riguarda, invece, la composizione merceologica delle esportazioni manifatturiere, si nota come il peso dei tre principali aggregati settoriali (con quote superiori al 12% al 2007) resta sostanzialmente invariato negli anni della crisi (Tabella 14). I macchinari e le apparecchiature sono in testa con una quota che, seppur in leggero calo, è ancora superiore al 19% nel 2013, davanti ai prodotti in metallo e al sistema moda (tessile, abbigliamento, pelle e accessori), entrambi con quote intorno al 12%. Tuttavia, se la meccanica e la metallurgia avevano accresciuto la loro rilevanza negli anni antecedenti alla crisi, non altrettanto è avvenuto con il made in Italy, dove la quota è scesa di un quarto circa dal 15,6% del 2000.

Durante la crisi, la perdita più significativa di peso relativo si registra nei mezzi di trasporto (scesi sotto il 10% nel 2013, in calo di 2 punti percentuali), nell’elettronica (al 5,4%, quasi un punto percentuale in meno), nella plastica e nel mobile (entrambi in calo di mezzo punto percentuale, rispettivamente al 6,2% e al 2,2%). In questi ultimi due comparti, così come nel caso dei computer e apparecchi elettronici (al 3,3% nel 2013), una perdita di quota ancora maggiore era avvenuta nel periodo pre-crisi.

 

Per approfondire leggi l’articolo completo su Colore & Hobby in versione digitale