Finiture sintetiche: un po’ di storia…

Le finiture sintetiche sono nate alla fine della seconda guerra mondiale. A qualche chimico venne in mente l’idea di smaltire le enormi riserve americane di gomma sintetica, allora vinilica, che serviva all’industria bellica, introducendola nelle pitture murarie. Nacque allora quello che in Italia si chiamò “Ducotone”, famoso ancora oggi anche se, ovviamente, è cambiata la formulazione con materie prime più sofisticate.

Negli anni ’50 nacquero le prime resine acriliche che, mantenendo maggior lavorabilità anche con clima freddo e umido, hanno soppiantato quasi del tutto le resine viniliche negli esterni. Oggi, quindi, in formulazione si vedono utilizzare le resine viniliche per i prodotti da interno e quelle acriliche per gli esterni.

Negli anni ’60, Goodyear brevettò una resina particolare, non solubile in acqua come le altre ma solo in solvente: la Pliolite®, che manteneva a lungo flessibilità nonostante l’aggressione dei raggi U.V. Oggi però è poco utilizzata, in quanto i prodotti in fase solvente sono sempre meno richiesti dagli applicatori.

Un capitolo a parte è giusto destinarlo alle resine acrilsilossaniche (o siliconiche o acrilsiliconiche che dir si voglia): sono l’ultima invenzione nel mercato delle finiture per esterni. Nate verso la fine degli anni ’80 in Germania (dove è tuttora concentrata la maggior produzione di materie prime per finiture sintetiche colorate a livello europeo), sfruttano le caratteristiche intrinseche delle resine silossaniche (resine che derivano dalla stessa famiglia dei siliconi, cioè dalla sintesi del quarzo) di conferire traspirazione ed idrorepellenza al materiale nel quale vengono introdotte. Nel prodotto deve rimanere però anche la componente acrilica, in grado di ‘tenere aggregati’ tutti i componenti della formula. La resina silossanica non ha potere collante e non può, quindi, essere utilizzata da sola. In compenso ha la capacità di interagire chimicamente con il supporto, permettendo al film di aderire al supporto stesso in modo ottimale e, soprattutto, mantenendo uno spessore uniforme anche nei punti critici, come le microasperità della superficie.

Oggi troviamo tantissime produzioni di materiali acrilsilossanici, dai prezzi più svariati e dai contenuti molto differenti.
In Italia esistono infinite tipologie di prodotti sintetici per tinteggiare pareti. Nei prodotti per interni ci sono le normali tempere, i traspiranti, le semilavabili, le pitture idrorepellenti, le pitture lavabili. Per esterni si trovano pitture acriliche pure o caricate con farina di quarzo, pitture elastomeriche e pitture acrilsilossaniche. Nel nord Europa, su pareti murarie esterne, si trovano spesso anche smalti all’acqua o in solvente.

Ecco come è composto un rivestimento sintetico. Le cariche minerali sono le stesse, mentre la carica bianca può essere titanio o, nei prodotti più poveri come le tempere, semplice carbonato di calcio. I pigmenti coloranti dei prodotti sintetici possono essere anche di origine organica, pigmenti utilizzati solamente nei materiali per interni, come particolari decorativi, in quanto poco resistenti agli U.V. Gli additivi introdotti nei prodotti sintetici servono soprattutto a mantenere inalterato il materiale all’interno delle confezioni per almeno un anno, il periodo minimo richiesto per la commercializzazione attraverso gli scaffali dei distributori. Nei prodotti a calce e nei silicati, non vengono usati pigmenti organici, in quanto la loro resistenza alla forte alcalinità della calce stessa è molto limitata.