L’industria italiana. A che punto è la crisi?

Dopo quasi sette anni dalle prime avvisaglie della crisi economico-finanziaria il bilancio è molto negativo per l’Italia. I danni prodotti dalle due recessioni -del 2008-2009 e del 2011-2013- sono stati profondi e hanno ridimensionato l’attività economica a tal punto da generare effetti duraturi sul potenziale produttivo e diminuendo, di conseguenza, le possibilità di espansione nei prossimi anni.

La crisi ha colpito soprattutto il settore industriale. Tra aprile 2008 e marzo 2009 la produzione manifatturiera è diminuita del 26,6%, una caduta mai registrata in tempi di pace. Al recupero del 16,6% ottenuto nei successivi due anni è seguito un nuovo arretramento (-13,2% da marzo 2011 fino a marzo 2013) che ha riportato il livello della produzione intorno ai minimi toccati nella precedente recessione. Dalla primavera del 2013 la produzione manifatturiera ha registrato un lento e discontinuo recupero: +2,4% cumulato a marzo 2014.

Il dato aggregato nasconde andamenti molto diversi tra i vari gruppi di prodotti industriali. La contrazione è stata più marcata e rapida tra i beni intermedi nella prima recessione e tra i beni di consumo durevoli nella seconda. Il recupero nell’ultimo anno è stato invece più forte tra i beni di consumo non durevoli. In tutti i raggruppamenti di industrie le variazioni dal picco pre-crisi all’ultimo mese disponibile sono ancora ampiamente negative, con alcuni settori che sono tuttora a livelli di attività più bassi di oltre il 40% (la lavorazione di minerali non metalliferi, prodotti in legno -esclusi mobili-, motoveicoli e apparecchiature elettriche).

 

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