Come cambia la produzione industriale nel mondo

Nel periodo 2000-2013 la produzione manifatturiera a livello globale ha registrato un aumento del 36% a prezzi costanti, con un picco di oltre il 100% nel caso dell’industria elettronica. Mentre la forte crescita dell’industria elettronica l’ha innalzata al sesto posto nella classifica delle quote settoriali sull’output globale (con il 7,4%), partendo da livelli già alti, gli altri due settori pesano ancora relativamente poco se rapportati al totale della produzione manifatturiera (rispettivamente 2,5% e 3,2%).

Questo significa che nel periodo in esame le variazioni sul piano settoriale, per quanto apprezzabili, non sono state tali da comportare mutamenti strutturali decisivi. Il settore più rilevante in termini di valore della produzione rimane quello alimentare, con una quota del 12,3% nel 2013 e in crescita di quasi il 45% rispetto al 2000. A seguire, con quote prossime al 10%, si trovano la chimica (che include i prodotti farmaceutici) e l’industria automobilistica. In fondo alla graduatoria delle quote settoriali si collocano, invece, l’industria del tabacco e quella conciario-calzaturiera, entrambe intorno allo 0,7%.

Guardando alla posizione dell’Italia, emergono due differenze sostanziali rispetto alla dinamica globale. La prima consiste nella perdita netta di produzione manifatturiera, legata alla crisi economica che nel Paese si è protratta più a lungo e con effetti più distruttivi che altrove.

La seconda differenza è legata alle performance relative di alcuni settori: l’elettronica e i  computer e macchine da ufficio registrano al contempo la maggior crescita a livello mondiale e le peggiori in Italia. Al contrario, l’industria cartaria e l’abbigliamento, che in Italia hanno retto meglio di quasi tutti gli altri settori, posizionandosi rispettivamente al secondo e sesto posto nella graduatoria dei tassi di crescita della produzione nazionale al 2013, si collocano a livello mondiale nella parte bassa della classifica.

 

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