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La tecnica di decorazione dello stucco plastico risale a tempi molto antichi, ma la massima espressione artistica coincide con la produzione rinascimentale, tra il 1400 e il 1500, che riprende, rielabolandola, la tradizione degli stucchi romani.
Le principali patologie che colpiscono le opere in stucco sono riconducibili all’incuria e all’abbandono. Il sicario è l’acqua che, proveniente dalle lacune presenti nelle coperture e nei serramenti, dagli impianti difettosi, penetra nel manufatto in stucco provocando la corrosione delle armature e la disgregazione dei modellati, veicolando sali e altri agenti patogeni. Le principali forme patologiche dei modellati si riconducono a: fessurazioni superficiali e profonde, fratturazioni e perdite di porzioni anche consistenti, decoesioni intergranulari e sfarinamenti, perdita degli strati di rivestimento pittorici e delle dorature, corrosione delle armature metalliche, deposito di materiale estraneo eterogeneo, più o meno compatto e aderente al supporto. Ma ad essere ammalato può essere anche, o solamente, il sistema d’aggancio al supporto o lo stesso supporto murario, che può risultare decoesionato, invaso da umidità, pericolante…
Per la fase di restauro, la prima operazione riguarda il preconsolidamento delle porzioni di materiale incoerente ma consolidabile, che rischierebbe di essere danneggiato nel corso delle opere di pulitura, eseguito tramite impacchi di resina acrilica diluita e applicata su carta giapponese. Un’operazione fondamentale, nel restauro degli stucchi, è la stuccatura, ossia la regolarizzazione e la ricucitura degli strati di corpo, la ripresa delle fessure e delle lesioni, dei distacchi e delle scagliature. Per ricreare la giusta adesione fra le porzioni distaccate si utilizzano delle malte costituite da calce idraulica a basso contenuto di sali solubili, polvere di mattone o pozzolana, gluconato di sodio e resina acrilica, che vengono iniettate a pressione o per gravità.



