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Unità locali e addetti sono concentrati soprattutto nelle regioni settentrionali: rispettivamente, 51,2% e 54,9%. In particolare, nel Nord-ovest è presente il 28,8% delle unità locali e il 31,3% degli addetti; nel Nord-est il 22,4% delle unità locali e il 23,6% degli addetti. Nel Centro le unità locali rappresentano il 20,7% di quelle attive sul territorio nazionale e vi lavora il 20,2% degli addetti. Nell’Italia meridionale la quota delle unità locali è pari al 19,2% mentre quella degli addetti è pari al 17,2%. Nell’Italia insulare è presente l`8,8% delle unità locali e il 7,7% degli addetti.
Le differenze tra aree geografiche emergono in modo più evidente se si considera il rapporto tra numero di addetti e popolazione residente, che a livello nazionale è pari a 333 addetti per 1000 abitanti. Nel Nord-est gli addetti sono 419 ogni 1000 abitanti; nel Nord-ovest 398, nel Centro 354 e il Mezzogiorno, complessivamente, non supera i 235 addetti. Rispetto al 1991 lindicatore è aumentato in tutte le ripartizioni geografiche, ma con intensità differenti: cresce in misura più consistente nel Nord-est (6,6%), nel Centro e nel Mezzogiorno (in entrambe le aree del 5,8%), mentre aumenta in misura più contenuta nel Nord-ovest (3,2%).
Nel corso degli anni Novanta si è manifestata una tendenza al decentramento delle attività produttive verso i comuni di piccole dimensioni.
Nei comuni con più di 100.000 abitanti si è rilevata una diminuzione degli addetti, per il complesso dei macrosettori e delle istituzioni, pari al 7,2% rispetto al 1991.
Nelle altre classi dimensionali si registrano variazioni degli addetti positive e crescenti al diminuire dell’ampiezza demografica. Nei comuni fino a 20.000 abitanti l’occupazione aumenta del 13,3% e questa dinamica trova corrispondenza in quanto è emerso dal contestuale Censimento della popolazione, che ha rilevato nei comuni delle stesse dimensioni più elevati incrementi di popolazione residente.
Dai dati provvisori emerge anche un più consistente aumento degli addetti nei comuni che appartengono a un sistema locale del lavoro di tipo manifatturiero, anche se l’incremento ha riguardato soprattutto unità locali di settori diversi dall’industria. In questi comuni gli addetti sono complessivamente aumentati del 9,1%, mentre in quelli appartenenti a sistemi locali di tipo non manifatturiero l’incremento è più limitato: pari al 2,5%.
Tra i 784 sistemi locali del lavoro individuati nel 1991 emergono in forte espansione nel Mezzogiorno: Melfi, che a seguito degli insediamenti industriali ha registrato anche un consistente incremento di addetti negli altri servizi, e San Giovanni Rotondo, dove è aumentato significativamente il numero di addetti ai servizi in risposta alla domanda di accoglienza dei pellegrini in visita al Santuario.
Maggiori incrementi degli addetti si registrano nelle regioni che si affacciano sullAdriatico, alle quali si aggiungono lUmbria e la Basilicata, mentre le attività economiche nel vecchio triangolo industriale di Torino, Genova e Milano segnano un incremento limitato, concentrato negli altri servizi.
Le regioni della “dorsale adriatica” mostrano un aumento complessivo degli addetti pari all’8,4%, a fronte di un aumento del 2,3% nelle altre regioni italiane. All’aumento dell’occupazione nel Nord-est del paese (Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Emilia Romagna) si accompagna un forte aumento anche nelle Marche, Puglia, Basilicata, Umbria e, in misura più ridotta, nell’Abruzzo e nel Molise.
